mercoledì 28 settembre 2016

Taccuino di viaggio_Provenza







Finalmente.

Era da un sacco di tempo che avevamo nel cassetto questo viaggio e quest'anno siamo riusciti a farlo. 
Cinque giorni di fine agosto, passati a gironzolare in lungo e in largo per la Provenza, con qualche tappa stabilita prima della partenza e altre trovate lungo la strada, scoperte quasi per caso.

Route Napoléon








Il nostro viaggio è iniziato da sopra Grasse, città famosa nel mondo per i profumi; da lì abbiamo preso la Route Napoléon, che è la strada che Napoleone intraprese nel 1815 al suo ritorno dall'Elba; lunga 325 chilometri, inizia a Golfe-Juan, per finire poi a Grenoble. 
Ci ha condotto per dei paesaggi veramente mozzafiato; siamo passati dalle prime alture vicino al mare fino ad arrivare praticamente in montagna, attraversando poi dei paesini fermi nel tempo. Si spazia dai verdi campi, ai boschi di castagni fino ai pascoli più in alto, dove d'estate si possono trovare mucche e capre libere di muoversi...prestate quindi attenzione, non è raro trovarne qualcuna in mezzo alla strada.
Questa strada poi prosegue verso Grenoble; noi l'abbiamo lasciata ad un bivio per raggiungere la nostra prima vera tappa.


Gorges Du Verdon








È veramente incredibile come il paesaggio possa cambiare in così pochi chilometri. Le Gorges, o gole in italiano, sono state ribattezzate il grand Canyon d'Europa, non a caso. Fino a che non ci si arriva non si può immaginare minimamente quello che è lì ad attendere. Lasciando la Route Napoléon, la strada cambia, inizia a stringersi ed addentrarsi nel parco regionale del Verdon; i villaggi sono sempre più radi e la presenza dell'uomo è ridotta al minimo. Se non per qualche punto di ristoro, non ci sono altro che boschi a perdita d'occhio.
Poi d'un tratto, dopo una curva, ecco che si iniziano ad intravedere le gole; il fiume Verdon, nei millenni, ha scavato uno spettacolare scenario nelle montagne, creando dei dislivelli di diversi centinai di metri. Non ce lo si aspetta assolutamente, dopo chilometri nel folto della natura, eccole, in tutta la loro maestosità.
Ecco, diciamo che fanno veramente impressione; le gole sono profondissime, eppure ci sono molti appassionati di scalata che sfidano le loro ripide pareti. Noi ci siamo limitati ad ammirarle dall'alto, con i piedi ben saldi a terra :)
Per farlo ci sono dei punti panoramici costruiti apposta; sono abbastanza facili da trovare...se ci sono delle macchine parcheggiate per la strada allora si è sicuri di trovarne uno. Comunque anche la sola strada che costeggia le gole è un piacere da percorrere, non tanto per chi guida, ma per i passeggeri; è abbastanza stretta e a doppio senso, quindi bisogna stare molto attenti. Il paesaggio però ripaga di gran lunga...ad ogni curva si scorgono in tutta la loro immensità le gole e poi, ad un certo punto, si vede una distesa d'acqua di un bellissimo colore turchese.


Lac De Sainte Croix



Il turchese in lontananza ci preannuncia l'arrivo al Lac de Saint-Croix. Non un vero e proprio lago, ma un bacino artificiale creato nel 1973 dopo la costruzione dello sbarramento del Verdon; il suo colore così intenso e brillante è dato dall'alta concentrazione di sostanze minerali che compongono le acque e i fondali.
D'estate è molto apprezzato dai turisti che, dopo aver visitato le gole, qui trovano relax e refrigerio...la stessa cosa che abbiamo fatto anche noi :)
Non aspettatevi grandi cose: solo la bellezza del lago e qualche punto di noleggio di pedalò, barche elettriche e canoe. Purtroppo, per il grande afflusso non siamo riusciti a noleggiare il pedalò, che ci avrebbe portato alla scoperta dei primi chilometri delle gole; ci siamo però consolati con un lunghissimo bagno nel lago. E la sensazione è stranissima...l'acqua non è pesante come quella di un lago normale, nel senso che non è difficile stare a galla; ma sopratutto sembra di fare il bagno in un immenso bicchiere di sciroppo d'anice, tanto è intenso il colore.

Aups



Questo paesino non era una delle nostre tappe, ci siamo arrivati assolutamente per caso, dopo aver litigato con il navigatore.
La meta era Aix-En-Provence, peccato che dal Lac de Sainte Croix abbia deciso di farci perdere in giro per le campagne provenzali. Non tutte i mali vengono per nuocere però; Aups è un paese veramente carino. Il classico borgo francese, con vecchie case in pietra, la piazza centrale con la fontana e i tavolini del cafè che vi ci si affaccia.
È il posto giusto per fermarsi un'oretta e riposarsi un poco, prima di ripartire per il viaggio; qui abbiamo fatto merenda in una bellissima boulangerie e comprato una mappa stradale della Provenza, che oramai del navigatore non ci fidavamo più.

Aix-En-Provence



Città universitaria, a misura d'uomo. Il centro è in gran parte pedonalizzato ed è un piacere farci delle passeggiate.
Noi abbiamo iniziato il nostro giro dall'inizio di Cours Mirabeau, sede, due volta a settimana, del mercato dei prodotti tessili. Lungo questo viale alberato si trovano molti eleganti palazzi ottocenteschi e una grande quantità di pasticcerie che vendono i Calisson, dolce tipico di Aix. Sono dei dolcetti fatti di un impasto di frutta candita, il più delle volte melone, e mandorle; modellati a forma di una grossa mandorla sono ricoperti di uno strato di glassa. Il gusto è molto particolare...non conoscendoli ci aspettavamo un biscotto, in realtà hanno più la consistenza del marzapane.




I mercati che più ci interessavano però sono nel centro storico della città: Quello di frutta e verdura in Place Richelme e quello dei fiori in Place De L’Hôtel De Ville.
Il mercato della frutta e della verdura è in una bellissima piazza, dove su un lato trovano posto una chiesa ed una grande fontana; perdersi tra questi banchi è stata una vera delizia. Frutta e verdura coltivati nelle campagne vicine, ma non solo; anche formaggi, tanta lavanda e piatti pronti da mangiare seduti all'ombra di qualche albero.



Il mercato dei fiori è invece più tranquillo, raccolto; fa da sfondo il municipio e il movimento di clienti è abbastanza rado, ma siamo ad agosto ed è quasi mezzogiorno, il caldo sicuramente non aiuta.







Nelle vie attorno alla piazza del municipio si possono scorgere sui palazzi delle scritte dipinte, oramai sbiadite dal tempo; si tratta di vecchie pubblicità dei negozi della città; invece che appendere cartelloni o manifesti, si dipingeva direttamente sulle facciate cieche degli edifici; ancora oggi si possono notare qua è la alcune pitture superstiti, basta alzare lo sguardo :)
Una visita la merita sicuramente la Chatedrale de San-Sauveur, con facciata in stile gotico. All'interno custodisce una fonte battesimale a piscina circondata da colonnato e un magnifico organo. Si può anche visitare il chiostro; purtroppo, essendo capitati durante l'orario di pranzo non abbiamo potuto fare la visita guidata, ma solo vederlo dall'esterno.


Aix si gira con tranquillità, perdendosi tra le strade del centro; è tutto un susseguirsi di cafè, piazze con piccole e grandi fontane e negozietti dove poter acquistare i Calisson e la lavanda...d'altronde siamo in Provenza, no? ;)

Salon-De-Provence



Ci siamo fermati in questo paese un po' perché era sulla strada e anche incuriositi di vedere dove aveva vissuto Nostradamus, scrivendo le sue centurie che, secondo la credenza popolare, hanno previsto e prederranno i più importanti avvenimenti mondiali.
Il centro di Salon è molto piccolo e si gira piacevolmente a piedi; la prima cosa che spicca agli occhi è il Château de l'Empéri. Domina il paese e fu l'antica dimora degli arcivescovi di Arles; oggi ospita un museo dei costumi militari francesi. L'ingresso al castello è gratuito e si goda una bellissima vista su Salon e la pianura sottostante.
Dicevamo, Nostradamus; in realtà, se non l'avessimo letto sulla guida, Salon sembrerebbe il classico paese provenzale. Solo una statua e delle targhe ricordano l'illustre cittadino, che oggi è sepolto nella cattedrale del paese. Esiste anche la casa museo, che però non siamo riusciti a visitare in quanto chiusa per lavori. 
Il resto del paese è caratterizzato dalla porta dell'orologio, l'antico ingresso alla città murata, e la fontana a fungo, porta fortuna della città. Inoltre si possono comprare il famoso sapone di Marsiglia (viene prodotto qui, in uno dei più antichi saponifici francesi) e l'olio di oliva, frutto delle campagne circostanti.


Arles






La porta della Camargue. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi; nella preistoria si insediarono le prime popolazioni. Poi arrivarono i greci e successivamente i romani, che ne fecero un importantissimo centro dell'impero; divenne un punto strategico di passaggio e scambi commerciali. Abituati ai posti visti fino a questo momento, Arles ci ha stupito. È una città decisamente diversa dalle altre, più vissuta, più ruvida, passateci il termine, forse più popolare. 
Il centro storico è un dedalo di viuzze che sboccano in bellissime piazze. Place du Forum è quella più turistica dove troverete praticamente solo ristoranti; noi ci siamo passati perché li si trova il famoso Cafè de la Nuit, rappresentato nel dipinto di Van Gogh Terrazza del Caffè la Sera.  
Van Gogh visse una paio d'anni circa ad Arles, che lo ispirò per alcuni dei suoi dipinti; fu un periodo in cui produsse molto e si iniziò ad allontanarsi dall'impressionismo. 
E noi stavamo cercando proprio il cafè che ispirò il suo famoso dipinto: avete presente la sensazione di voler vedere un qualcosa di cui si è letto per molto tempo, immaginarselo e poi, dal vivo, rimanere delusi? Ecco, questo è quello che abbiamo purtroppo provato. Dell'atmosfera magica del quadro non c'è assolutamente più nulla; si tratta di un bar per turisti, e ve lo diciamo, anche poco curato, da cui vi consigliamo di girare alla larga. Molto meglio ripensare alla bellezza del quadro e continuare ad esplorare la città.
A poche strade di distanza ci si ritrova in place de la Republique, su cui affacciano il municipio e la cattedrale della città, Saint-Trophime: costruita a partire dal XII secolo modificando una precedente basilica del V secolo. È uno dei capolavori del romanico provenzale ed è parte dei monumenti patrimonio dell'umanità.








Un altro edificio fa parte di questo elenco ed è forse il simbolo più conosciuto di Arles: l'arena. Edificata intorno all'80 d.C. è uno degli anfiteatri meglio conservati che sono arrivati ai nostri giorni.
In epoca medioevale venne fortificato aggiungendo 4 torri, diventando una vera e propria cittadella; solo a partire dal 1800 venne liberato dagli edifici costruiti all'interno e sottoposto a restauri, che proseguono negli anni. Oggi è adibito a corride, meno cruente di quelle spagnole, perché il toro non viene ucciso; questo tipo di corrida è chiamata corsa camarghese.
Ammettiamo la nostra ignoranza...non sapevamo assolutamente che Arles e la Camargue fossero zone di corride. Invece qui è una tradizione molto sentita; non a caso siamo capitati a fare colazione in un bar di un ex torero :)


La città è anche sede di Rencontres d’Arles, il festival di fotografia contemporanea più importante del mondo, che si svolge nel periodo estivo. La città vecchia diventa una immensa galleria d'arte ed i muri vengono tappezzati dalle più disparate installazioni artistiche.


Noi abbiamo concluso il nostro giro lungo il corso del Rodano; a un certo punto, a circa 7km dalla città, lungo un canale si può vedere il ponte di Langlois, dipindo da Van Gogh in diverse tele. Purtoppo non è quello originale, andato distrutto durante la seconda guerra mondiale; si tratta di un ponte gemello, scampato miracolosamente e sottoposto a profondi restauri prima di essere collocato dove lo possiamo vedere oggi. Si può raggiungere con un sentiero ciclo pedonale appositamente realizzato, ma nella stagione calda, come abbiamo fatto noi, vi consigliamo di andarci in macchina perché il caldo si fa decisamente sentire e in zona non c'è assolutamente nulla se non canali a perdita d'occhio.

Saintes-Maries-de-la-Mer






Situato nel cuore della Camargue, questo paese è meta di pellegrinaggi e sede della più importante festa, nel mese di maggio, di popolazioni nomadi provenienti da tutta Europa. 
Il nome deriva dalle Marie; Maria Maddalena, Salome e Maria Jacobé, che secondo la leggenda sarebbero arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara la Nera, dopo aver vagato in mare su una barca priva di remi. Le statue delle tre donne si trovano nella chiesa del paese: le due Marie raffigurate sulla barca, scultura che viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco, mentre a Sara, diventata la patrona dei gitani, è dedicata la statua nella cripta.
Case bianche e vivaci mercatini dei vicoli; tutto ruota attorno a quella che sembra essere una fortificazione, ma in realtà è la chiesa parrocchiale. Costruita appunto come una fortezza serviva per gli avvistamenti e proteggere gli abitanti dalle incursioni dei pirati saraceni, che imperversavano nella regione. Da sempre esiste un pozzo d'acqua all'interno, tuttora attivo, che consentiva l'approvvigionamento idrico in caso di necessità e di fermarsi più giorni chiusi nella chiesa per difendersi dagli attacchi.
Oggi la chiesa è meta di pellegrinaggi; assolutamente da non perdere il panorama che si può ammirare sul tetto. Una scala a chiocciola conduce sulla sommità merlata dove lo sguardo spazia a 360° sulla Camargue.




La Camargue, una sorta di isola incastrata tra le foci del Rodano ed il Mediterraneo. La terra e l'acqua creano ambienti selvaggi con paludi inframmezzate da strisce di terra dove si allevano allo stato brado cavalli, tori e montoni; ma sono anche l'habitat ideale per un'infinità di uccelli, compresi i fenicotteri. Fin dagli anni '70 è parco regionale naturale, istituito per per salvaguardare e preservare il paesaggio.

Saline






Lasciando Saintes-Maries-de-la-Mer ci siamo diretti verso la parte più famosa della Camargue, le saline. Per arrivarci bisogna ritornare verso l'entroterra e poi tornare nuovamente verso il mare; in teoria ci sono delle strade secondarie, ma volevamo evitare di perderci e rimanere impantanati da qualche parte.
Ecco, tornando verso l'entroterra il paesaggio si stravolge...dalla zona paludosa vicino al mare si passa ad un paesaggio che potrebbe essere tranquillamente l'equivalente di quello della bassa padana; ma basta veramente fare un paio di chilometri e si finisce direttamente nelle saline. Distese di chilometri e chilometri di terreno bruciato dal sole dove affiorano i cristalli di sale.
Ah si, nelle saline ancora allagate ci sono i fenicotteri, che placidamente gironzolano alla ricerca di cibo. E no, non sono scemi, sono belli che al centro di queste immense vasche, li potete vedere solo con il binocolo :D
Bisogna prepararsi perché il caldo è veramente intenso e il sole si riflette ovunque; oltretutto è molto facile perdersi e finire in zone dove non c'è assolutamente nulla...se non altri incauti turisti :)
Lo spettacolo però vale la pena; il silenzio è irreale, interrotto ogni tanto da delle folate di vento che ti ricoprono di polvere e sale. Ogni tanto in lontananza si sente la voce dei fenicotteri, mentre le libellule, veramente tante, svolazzano, per nulla intimorite dalla presenza umana; niente di più e niente di meno, solo silenzio e tanta bellezza che riempie gli occhi.

Porquerolles











Abbandonata la Camargue, ci siamo diretti verso Hyères. Qui, a poche miglia dalla costa c'è l'isola di Porquerolles, la più grande delle isole dell'arcipelago di Hyères.
Negli anni 70', dopo che il governo francese la acquistò per la maggior parte, divenne parco nazionale e riserva ecologica di salvaguardia. Ci sia arriva con dei piccoli traghetti che fanno la spola con la costa; una volta sbarcati nel porticciolo , le opzioni per muoversi sono essenzialmente due. O si noleggia una bici oppure ci si muove a piedi, perché sull'isola i veicoli a motore sono ridotti al minimo, proprio per salvaguardare il più possibile l'ambiente. 
Arrivati al porto ci siamo incamminati verso la spiaggia più famosa, Plage d'Argent, evitando il più possibile la strada principale del paese che, come immaginabile, è una distesa senza continuità di ristoranti per turisti e negozi di souvenir vari ed eventuali. Una volta fuori però tutto cambia, superata qualche casa si cammina per delle strade che passano dalle vigne fino alle pinete, per poi finire verso il mare; mare con un'acqua cristallina che invita solamente a tuffarsi e non pensare ad altro. E portatevi la maschera per poter ammirare anche il panorama sottomarino ;) 
Ecco, tenete presente che a agosto l'affluenza è elevata, bisogna un momento ingegnarsi per trovare i propri spazi, ma ne vale la pena, fidatevi.

Saint-Tropez






Eccoci all'ultima tappa del nostro viaggio in giro per la Provenza, Saint-Tropez.
Il paese si trova su una piccola penisola, che porta lo stesso nome, e si affaccia su di un golfo. È il classico paesino provenzale con vicoli stretti, case con i tetti dai coppi rossi e il piccolo porticciolo. 
Vista la particolare posizione, però, nei secoli è stato spesso sotto attacco dai pirati che lo saccheggiavano e distruggevano; gli abitanti quindi iniziarono a fortificare l'affaccio sul mare, costruendo spesse mura. Venne costruito anche un fortino sulla collina della città, che serviva sia per difesa che per avvistamento; oggi ospita un museo e si può godere una bella vista del paese e del golfo.
In tempi moderni, Saint-Tropez salì agli onori delle cronache alla fine degli anni 50', quando qui venne girato il film Piace a troppi, che lanciò la carriera di Brigitte Bardot; l'attrice poi acquistò anche una villa nel paese, che divenne il punto di ritrovo per il jet set internazionale. Ad aumentarne la fama contribuì anche la canzone di Peppino Di Capri, Saint-Tropez Twist, uscita nel 1962.
Oggi possiamo tranquillamente dire che Saint-Tropez vive della gloria degli anni della Bardot; girando per le vie si possono vedere le sue foto praticamente ovunque. Del porto dei pescatori non è rimasto più nulla, oggi è  invaso da yatch e ristoranti.Volendo respirare l'atmosfera passata meglio fare un giro per i vicoli del centro, dove è facile imbattersi nelle pasticcerie che propongono il dolce per eccellenza di Saint-Tropez, portato agli onori, neanche a dirlo, da Brigitte Bardot: la tarte tropézienne.
Ma su questo dolce vi lasciamo in sospeso, sarà l'argomento di un prossimo post ;)





Qui finisce il nostro giro in Provenza; cinque giorni intensi dove siamo passati dalle montagne al mare, fino alle saline e poi alla scoperta di paesi e città bellissime. Sicuramente abbiamo visto solo una parte di quello che offre questa parte di Francia; non ci resta che tornarci il prima possibile e terminare di vedere quello che ci manca :)

martedì 20 settembre 2016

Pie di fine estate

Rieccoci :)

Siamo tornati da qualche giorno dalle vacanze e stiamo scrivendo il post del giro in Provenza che abbiamo fatto alla fine di agosto.
Nel frattempo però vi vogliamo lasciare una ricetta di una torta provata questa estate, portata ad una cena in terrazza. Una buonissima pie americana, non con il classico ripieno di mele, ma di pesche; d'altronde l'estate è la loro stagione e per qualche giorno saranno ancora disponibili, conviene approfittarne, no?
Dicevamo, una pie, una di quelle torte che va servita direttamente nella teglia dove è stata cotta, perché sarebbe un disastro provare a sformarla. Sia per il ripieno, decisamente umido e succoso, ma anche perché l'impasto non permetterebbe spostamenti.
Un impasto decisamente fragrante e sbricioloso, adatto a trattenere i succhi delle pesche che si formano in cottura; un qualcosa simile alla frolla, con molto burro e niente uova e solo un cucchiaio di zucchero. Che, a pensarci bene, come impasto andrebbe benissimo anche in una torta salata, basta togliere quel poco zucchero che c'è :)
Siamo sinceri, non avendola mai preparata non sapevamo esattamente cosa potesse succedere con così tante pesche nel ripieno, temevamo bagnassero troppo il fondo della torta; non volendo fare brutte figure alla cena, ci siamo premuniti. Abbiamo messo uno strato di amaretti sbriciolati sulla base, sia per assorbire l'eventuale liquido in eccesso, sia per dare quel sapore in più al tutto...in fondo le pesche vanno a nozze con gli amaretti.
Paura infondata, l'impasto ha retto benissimo; l'abbiamo anche preparata altre volte lasciando gli amaretti, che ci stanno veramente bene. 
Visto che sono gli ultimi giorni delle pesche, provatela anche voi...e se non fate in tempo o non le trovate più? Bhe, nessun problema, passate alla ricetta classica, con le mele. Gli ingredienti e le dosi sono gli stessi, magari aggiungete un cucchiaino di cannella nel ripieno, per dare il benvenuto all'autunno ;)


Pie alle Pesche
dosi | 8 persone
pesche | 1 kg
farina 00 | 340 gr + 4 cucchiai
burro | 240 gr
zucchero | 150 gr + un cucchiaio
zucchero di canna | qb
uovo | uno
amaretti | 15 circa
limone | uno
vaniglia | una bacca
acqua ghiacciata | 100 ml
sale | mezzo cucchiaino
aceto di mele | un cucchiaio e mezzo

In una larga ciotola mescolare i 340 gr di farina con il cucchiaio di zucchero ed il sale. Aggiungere il burro freddo tagliato a cubetti e lavorare velocemente con la punta delle dita fino ad ottenere delle grosse briciole; a questo punto versare l'aceto e poca acqua alla volta, lavorando il composto il meno possibile, fino a che non sarà tutto ben amalgamato. In base al grado di assorbimento della farina potrebbe volerci poco meno o poco più di acqua rispetto a quella indicata. Avvolgere l'impasto nella pellicola trasparente e lasciare in frigorifero per almeno 3 ore, meglio tutta la notte.
Per il ripieno, portare a bollore dell'acqua in una pentola capiente e poi tuffarci le pesche, prima incise con un taglio a croce, e lasciarle cuocere per 3 minuti; scolare, immergerle in una ciotola con acqua e ghiaccio per fermare la cottura.
Spelarle, tagliarle a fettine e metterle in una ciotola assieme ai 4 cucchiai di farina, i semi della bacca di vaniglia, 150 gr di zucchero, il succo e la scorza grattuggiata del limone; mescolare bene e tenere da parte.
Riprendere l'impasto e stenderne tre quarti in uno strato di circa 3mm di spessore, poi foderarci una teglia per pie da 26 cm; stendere sul fondo gli amaretti sbriciolati e poi il ripieno alle pesche.
Stendere il restante impasto, sempre a 3 mm di spessore, ricavarne 8 strisce e usarle per chiudere la torta, formando un motivo a griglia; mettere poi la teglia in frigorifero per mezz'ora.
Riprendere la torta, spennerlarla con l'uovo sbattuto, poi cospargerla con lo zucchero di canna e cuocere in forno caldo a 190° per 40 minuti, avendo l'accortezza di mettere sotto la teglia una placca, in modo da recuperare eventuali liquidi che colassero durante la cottura.
Sfornare e servire tiepida o a temperatura ambiente.

Il consiglio di Joe Toastino
Se siete amanti delle spezie, con questo ripieno ci sta benissimo della noce moscata: aggiungetene mezzo cucchiaino al ripieno delle pesche...la torta sarà ancora più aromatica!
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