lunedì 30 maggio 2016

A prova di costume

Maggio è agli sgoccioli.

Ma c'è ancora tempo per una ricetta con le fragole ;)
Ovvero ciambelle e bomboloni.
Ok, non è esattamente una ricetta adatta per la prova costume; per discolparci un pochino però possiamo dire che sono al forno...e poi in riviera romagnola non passano per le spiagge i venditori di bomboloni? Perché farne a meno? Come tutte le cose basta non esagerare e la temuta prova con il costume sarà facilmente superata ;)
Abbiamo voluto provare questa ricetta non solo perché non sono le classiche ciambelle fritte, ma anche perché come ingrediente hanno l'acqua tonica, quella che si usa anche nei cocktail, per intenderci. Che le rende decisamente soffici e gonfie. Forse è lo stesso motivo per cui nelle pastelle si usa l'acqua frizzante o la birra; l'anidride carbonica aiuta di molto la lievitazione e la frittura. O la cottura in forno in questo caso.
Non solo ciambelle, con lo stesso impasto abbiamo anche preparato dei bomboloni, dal sapore leggermente americano, ripieni di confettura di fragole e burro di arachidi...non vi stiamo nemmeno a dire che la combo è deliziosa.
Ma ritorniamo alle ciambelle e, sopratutto, alla glassa.
Non la solita glassa; in questo caso ci sono dentro le fragole, il che, oltre a dargli un buonissimo sapore, contribuiscono a far calare drasticamente la dose di zucchero. Da mangiare senza troppe remore, insomma. E senza temere il costume che ci chiama, nascosto nell'angolino buio dell'armadio ;)


Ciambelle&Bomboloni
dosi | 8 ciambelle circa
acqua tonica | 125 ml
farina 00 | 330 gr
zucchero | 175 gr
zucchero a velo | 100 gr
lievito di birra liofilizzato | 2 cucchiaini
tuorli | 4
burro | 80 gr
panna fresca | 60 ml
vaniglia | una bacca
fragole | 200 gr
acqua | 125 ml
confettura di fragole | qb
burro di arachidi | qb

In un pentolino scaldare la soda con i semini della bacca di vaniglia. In una ciotola capiente mettere farina, 75 gr di zucchero e il lievito. Unire la soda tiepida, i tuorli, la panna e incominciare ad impastare; aggiungere poi 50 gr di burro morbido, poco alla volta, e continuare ad impastare fino ad ottenere un impasto ben amalgamato e non più appiccicoso. Coprire la ciotola con un panno da cucina e lasciare lievitare al tiepido per un'ora e mezza circa o fino a che non ha raddoppiato di volume.
Riprendere l'impasto e dividerlo a metà. Per le ciambelle stendere la prima metà a un centimetro e mezzo di spessore e ritagliarlo con un coppapasta da circa 8 cm di diametro, poi ancora con uno da 4 centimetri per formare il buco al centro.
Per i bomboloni stendere l'altra metà dell'impasto allo spessore di mezzo centimetro e ritagliarlo con con un coppapasta da 9 centimetri circa di diametro. Stendere su metà dei cerchi ritagliati della confettura di fragole, del burro di arachidi, chiudere con le altre metà dei cerchi e ritagliare con un coppapasta da 8 centimetri. Mettere le ciambelle, ben distanziate, su delle placche ricoperte con carta da forno e lasciare lievitare ancora per 30 minuti.
Cuocere poi in forno calda 180° per 10 minuti, o fino a che non saranno ben dorate. Lasciare raffreddare completamente su una gratella per dolci.
Nel frattempo mettere le fragole lavate e tagliate a pezzi in un pentolino con 100 gr di zucchero e l'acqua. Cuocere per 10 minuti, fino ad ottenere un composto sciropposo, poi frullare e passare con un colino a maglie fitte. Mettere nel bicchiere di un mixer ad immersione assieme allo zucchero a velo e 30 gr di burro fuso; frullare fino ad ottenere una glassa liscia. Versarla poi sulle ciambelle e aspettare che si solidifichi prima di servirle.

Il consiglio di Joe Toastino
Se proprio non resistete le ciambelle e i bomboloni li potete anche friggere. Dopo la seconda lievitazione scaldate abbondante olio di arachidi in una larga pentola, aspettate che raggiunga la temperatura e poi friggete pochi pezzi alla volta, fino a che non sono ben dorati. Sgocciolateli, tamponateli con carta assorbente e servite i bomboloni con una spolverata di zucchero a velo, mentre le ciambelle con la glassa fatta colare sopra.

giovedì 26 maggio 2016

Le fragole dell'aperitivo

Oggi fragole.

Sì, di nuovo :)
In un piatto salato però. Per l'aperitivo.
La sera inizia ad esserci un clima piacevole, il che vuol dire aperitivo in terrazza con gli amici. O sul balcone. O in giardino. Dove preferite voi insomma, basta stare all'aperto :)
E soprattutto...si sta all'aperto senza però essere assediati dalle zanzare. Bisogna quindi approfittarne, no?
L'altra sera, per accompagnare una bella birra fresca, avevamo iniziato a preparare una dadolata di pomodori per delle bruschette. Poi ci siamo detti...aggiungiamo delle fragole; d'altronde non si servono anche accompagnate con dell'aceto balsamico?
Detto fatto: pomodori e fragole, assieme alle piccole olive taggiasche, il tutto profumato con menta, basilico, olio e aceto balsamico. Poi basta tostare qualche fetta di pane ed il gioco é fatto.
Bruschetta, birra (o prosecco), qualche buon amico et voilà l'aperitivo.
Per chi se lo stesse chiedendo...la combinazione pomodori e fragole è perfetta, non vi resta che provarla anche voi ;)

Bruschette Fragole e Pomodori
dosi | 6 persone
fragole | 300 gr
pomodori | 500 gr
olive taggiasche | 30 gr
olio | 3 cucchiai
aceto balsamico | un cucchiaio
pane | qb
menta e basilico | qb
sale&pepe | qb

Lavare bene fragole e pomodori e tagliarli a pezzetti, eliminando i semini dei pomodori. Metterli in una ciotola e unire menta e basilico spezzettati, le olive snocciolate, olio, aceto, sale e pepe; mescolare bene e lasciare riposare per 10 minuti a temperatura ambiente.
Servire con le fette di pane fatto leggermente tostare.

Il consiglio di Joe Toastino
Se volete dare uno sprint in più eliminate il pepe ed aggiungete qualche fiocco di peperoncino essiccato; il piccante si sposa benissimo con le fragole!

mercoledì 18 maggio 2016

Taccuino di viaggio_Lanzarote



Ora capiamo.

Capiamo cosa vuol dire lasciare un pezzettino di cuore da qualche parte.
Ok, nei nostri viaggi abbiamo sempre lasciato un pezzettino di cuore in qualche luogo, ma in questo caso l'isola si è presa di prepotenza ben più di un pezzettino.
Un viaggio nato per caso, all'ultimo minuto, complice una mail che informava di voli a prezzi stracciatissimi e la voglia di scappare dall'inverno milanese. Non ci abbiamo pensato un momento; abbiamo recuperato dagli armadi l'abbigliamento estivo e siamo partiti.
Quattro ore di volo ed eccoci a destinazione. Lanzarote.
Appena messo il naso fuori dall'aereo capiamo subito che sarà difficilissimo ripartire. Sono le sei del pomeriggio, il sole inizia a tramontare e nell'aria c'è ancora il tepore del giorno, quello stesso tepore che si può assaporare d'estate, quando il giorno inizia a lasciare il posto alla sera e il tramonto colora il cielo di arancione. Solo che siamo a gennaio, il che è abbastanza straniante :D
Lanzarote è la più a est delle sette isole che compongono le Canarie; un'isola vulcanica, che i vulcani hanno plasmato a proprio piacimento. L'ultima devastante eruzione, iniziata il primo settembre 1730, e durata sei anni, ha cambiato completamente la morfologia dell'isola, che oggi è diventata riserva della biosfera dell'Unesco, proprio per l'unicità dei suoi luoghi.
Gran parte del territorio di Lanzarote è sotto tutela per preservare queste caratteristiche di biodiversità, uniche al mondo. Si passa dalle spiagge con acqua cristallina ai territori vulcanici, alle grotte sotterranee e ai piccoli paesini immersi in un paesaggio quasi extraterrestre.
Avevamo a disposizione un paio di giorni abbondanti; abbiamo fatto una sorte di elenco con le nostre tappe, non rispettato alla lettera, perché ogni momento era un'occasione per fermarsi ad ammirare il paesaggio o fare una deviazione.
Una cosa la dovete però fare assolutamente. Noleggiare una macchina; la rete di trasporti pubblici esiste, ma non avreste modo di esplorare in lungo e in largo l'isola, perché i bus coprono solo i paesi principali e in orari limitati. 
Perdereste anche l'occasione di fermarvi in mezzo al nulla e farvi una foto esattamente in mezzo alla strada, con dietro i vulcani, perché tanto non passano macchine. Ci sarete solo voi nel raggio di chilometri e chilometri

La Geira
Appena messi in macchina e fatto qualche chilometro verso l'interno dell'isola è arrivata la conferma di quello che avevamo visto atterrando in aereo: il paesaggio è mozzafiato. I vulcani hanno fatto quello che hanno voluto di questo poso, ma lo hanno fatto veramente bene. La Geira si trova al centro dell'isola ed è caratterizzata da una distesa a perdita d'occhio di terreno sabbioso lavico, dove i contadini, pazientemente, hanno scavato delle buche. In queste buche, al riparo dal vento, cresce la vite, che si trasforma in un malvasia meraviglioso, che si può assaggiare nelle cantine sulla strada. In realtà le cantine sono due, non potete sbagliarvi; una di fronte all'altra, vicino a una minuscola chiesetta sotto ad un grosso salice. Nient'altro nel giro di chilometri, solo il nero del terreno, il blu del cielo e i vulcani sullo sfondo. Come potete capire, già questa prima tappa aveva ripagato abbondantemente il viaggio.

Parco Nazionale di Timanfaya-Montanas del Fuego

Qui, più che altrove si vede come i vulcani abbiano sconvolto l'aspetto dell'isola. Crateri, lava solidificata, terra rossa, grigia, gialla e presenza umana praticamente inesistente. Un paesaggio lunare che è stato il set di Kubrik che qui ha girato alcune scene di 2001: Odissea nello spazio.
Il parco non si può visitare da soli, si entra in macchina, si parcheggia e poi dei bus vi porteranno in giro lungo un percorso predefinito, alla scoperta di questo luogo meraviglioso. Finito il tour in bus ci sono due dimostrazioni su come il sottosuolo sia ancora molto attivo. La prima avviene gettando delle sterpaglie in una buca; la seconda versando un secchio d'acqua in una condotta scavata nel terreno. Nel primo caso le sterpaglie prendono fuoco in un attimo, nel secondo, l'acqua viene sparata in aria sotto forma di geyser.
Ci si può anche fermare nel ristorante El Diablo, progettato dall'artista architetto César Manrique, natio di Lanzarote, che ha dedicato la sua vita all'isola, creando dei luoghi che oggi sono visitati da milioni di turisti.
Il ristorante, con vista spettacolare sul panorama, offre piatti cucinati sulla griglia che viene alimentata dal calore sotterraneo. Se non volete fermarvi a mangiare potete anche solo sbirciare il cratere dove sono poste le griglie :)



Playa el Golfo-El Lago Verde

Un paesino di poche case bianche in riva al mare e una spiaggia di sabbia e ciottoli, completamente neri. E poi il blu dell'oceano; in questo posto incantato si può prendere una birra o mangiare pesce freschissimo in uno dei localini sul mare.
Spostandosi di pochi passi da Playa el Golfo, attraverso un sentiero arrampicato tra le scogliere si arriva in quello che è forse il posto più emblematico di Lanzarote, ovvero El Lago Verde. Una spiaggia di sabbia nerissima con alle spalle una laguna di acqua verde. Quindi verde, nero e blu dell'oceano, che altro volere?
La laguna si è formata quando un cratere vulcanico collassò, lasciando entrare acqua marina. Il terreno vulcanico, ricco di sali minerali, si combinò con l'acqua, creando un terreno fertile per la crescita di alghe e microrganismi marini; ecco spiegato il colore verde. Purtroppo la spiaggia era interessata da lavori, quindi non siamo potuti arrivare a vedere la laguna da vicino; in ogni caso è assolutamente proibito toccare l'acqua, per non alterare il delicato ed unico equilibrio creatosi tra vulcano e mare.



Los Hervideros

Sempre all'interno dell'area del Parco Nazionale, si trovano Los Hervideros. Immaginate il vulcano; un'eruzione che dura sei anni e milioni di metri cubi di lava che cambiano il paesaggio dell'isola. Parte di quella lava si è diretta verso il mare, lungo le scogliere creando un paesaggio unico. Percorrendo le strade, praticamente scavate nella lava, si può vedere chiaramente quello che era il terreno e poi uno spesso strato si lava solidificata, su cui ora crescono pochi muschi e arbusti.
In un punto particolare di questa parte di costa si è creato un fenomeno naturale unico; le onde dell'oceano si infrangono lungo questo pezzo di scogliera, caratterizzato da intricate cavità sotterranee create dall'erosione dell'acqua sulla lava. Il risultato è un'esplosione di acqua, quasi un'eruzione vulcanica. Non dovete assolutamente perdervi lo spettacolo; l'unica pecca è che è poco segnalato, rischiate di passarci davanti e non notarlo nemmeno.



Salinas de Janubio

Poco lontano da Los Herviedos, si estendono per centinaia di metri, in una laguna a pochi metri dall'oceano, le Salinas de Janubio. Una scacchiera di vasche bianche riempie lo sguardo, mentre si passeggia nelle saline, oggi in gran parte abbandonate, ma negli anni passati uno dei settori trainanti dell'economia dell'isola.
I forti venti che soffiano sulla costa spingono l'acqua del mare direttamente della laguna, che poi viene convogliata nelle vasche e lasciata evaporare, in modo da poter poi raccogliere i cristalli di sale. Ad aggirarsi lungo i sentieri tra le vasche non si sente che il sibilio del vento e qualche gabbiano in lontananza; si è circondati da montagne di sale e bisogna stare attenti agli occhi. Noi ci siamo andati quando il sole era a picco; il riverbero della luce sul sale è molto forte e bisogna proteggersi gli occhi per evitare di rimanere abbagliati. Sono molto belli da visitare anche quelli che una volta erano gli stabilimenti di trasformazione del sale; bisogna solo stare un poco attenti perché, appunto, abbandonati e non in buone condizioni.
Per fare le foto migliori alle saline c'è un punto panoramico, dove si trova anche un piccolo ristorante bar, che vende anche il sale. Fermatevi per una birra rinfrescante e godetevi il panorama. Noi lo abbiamo fatto, era il 25 di gennaio ed eravamo in terrazzo, sotto al sole in pantaloncini e maglietta. Avete capito perché poi abbiamo fatto così tanta fatica a ritornare a Milano? ;)



Playa Papagayo

Questa spiaggia, giudicata una tra le 10 più belle spiagge al mondo, è situata nella parte a sud dell'isola, sulla Costa del Rubicon. Oltre a Playa del Papagayo di sono altre sei spiagge, tutte con sabbia finissima e acqua cristallina; sono all'interno di un'area protetta a cui si accende dopo qualche chilometro di strada sterrata e dopo aver pagato l'ingresso per ogni macchina. Questo per finanziare le attività e la tutela dell'area protetta.
A Playa del Papagayo sembrava di essere in pieno agosto; baretti, asciugamani stesi a terra con persone alle prese con la tintarella ed altre a fare il bagno. Ma era gennaio.
Ora, il 99% erano inglesi, quindi abituati a fare il bagno in condizioni proibitive, quindi abbiamo voluto testare l'acqua. Ecco, la stessa temperatura dell'acqua in Liguria d'estate. Freschina, ma decisamente piacevole. Ci hanno poi detto che la temperatura minima dell'acqua è, durante tutto l'anno, di 20°; questo grazie alle correnti calde provenienti dall'Africa e che lambiscono costantemente le coste di Lanzarote. L'acqua di questa spiaggia è leggermente più calda perché è dentro una specie di insenatura, quindi non è direttamente mare aperto. Un motivo in più per concedersi un tuffo in pieno inverno :D



Teguise

Nell'entroterra si trova quella che è l'ex capitale dell'isola, Teguise. Un paesino fuori dal tempo, tutto casette bianche con porte e finestre verdi. Come tutte le case di Lanzarote. Sì, perché, per legge, tutte le costruzioni devono essere dipinte di bianco ed avere infissi verdi, in rari casi azzurri; questo per salvaguardare l'architettura tipica.
Teguise è famosa per il mercato domenicale di prodotti tipici. Purtroppo noi non siamo riusciti a vederlo, ma ci siamo consolati girovagando per le viette del paese, costellate da tante piccole botteghe di artigianato, dove abbiamo potuto assaggiare ed acquistare una buonissima marmellata di cactus.
Per le vostre visite nei paesi regolatevi con gli orari; ricordatevi che le Canarie sono comunque Spagna, che ha orari molto diversi dai nostri. Quindi non aspettatevi di trovare nulla di aperto prima delle 10 del mattino e considerate gli orari della siesta; stiamo parlando, ovviamente dei piccoli paesi nell'entroterra. Sulla costa, nei posti più turistici, non avrete nessun problema.


Jardin de Cactus

Lasciando Teguise e proseguendo verso nord si arriva al Jardin de Cactus, opera di Manrique.
Quest'area dell'isola è dedicata alla coltivazione dei cactus e qui Manrique decise di costruire un giardino opera d'arte dedicato, appunto, ai cactus.
Forse è l'unica parte di Lanzarote dove non c'è vento, perché si tratta di una sorta di anfiteatro scavato nel terreno, dove centinaia di cactus diversi crescono lussureggianti. Il centro del giardino e caratterizzato da vialetti e un piccolo laghetto, dove si può passeggiare tra cactus enormi ed altri più piccoli, tutti curati alla perfezione e segnalati con nomi e provenienza. Ai lati ci sono dei terrazzamenti dove trovano alloggio altre specie e da dove si può ammirare il giardino dall'alto. Nel punto più alto c'è un mulino a vento da dove si può apprezzare il panorama migliore.



Caleta de Famara

Questa è la spiaggia più famosa dell'isola per gli appassionati di surf. Tre chilometri di spiaggia con lo sfondo di un promontorio che si getta ripido nel mare. Ci si arriva con una strada immersa nel verde, per poi proseguire verso la spiaggia, facendosi strada tra le dune; la strada c'è, ma le dune cambiano secondo il vento, quindi non è raro fare dei rally nella sabbia.
Capiamo perché questa spiaggia è famosa tra i surfisti; di fronte a noi si apre l'oceano e le onde lunghe bagnano in larghezza tutta la spiaggia dove si può fare una bellissima camminata o rimanere a guardare le tante persone che prendono lezioni in una delle piccole scuole di surf. C'è anche un piccolo paesino; poche casette bianche in riva al mare con le strade immerse nella sabbia; non c'è scampo, con il vento la sabbia la fa da padrone, ce la si ritrova ovunque.



Haria

La parte nord dell'isola è completamente diversa da quella a sud, dove le ultime eruzioni vulcaniche hanno fatto praticamente terra bruciata. Qui la vegetazione è lussureggiante e Haria si trova nella valle chiamata delle mille palme. E a guardarsi intorno si capisce il perché...palme a perdita d'occhio su prati verdissimi.
Questa piccola città pare uscita da un film western e vale la pena fare un giro per il centro e fermarsi a mangiare qualcosa in uno dei ristorantini che si trovano all'ombra degli alberi, sul viale principale.




Cueva de los Verdes

La Cueva de los Verdes è una grotta che si è creata a seguito di un'eruzione del vulcano Monte Corona. La grotta è il lungo tubo lavico che la lava ha scavato sotto terra nel suo percorso verso il mare.
Già il percorso per arrivare al parcheggio merita la visita. Una distesa di lava su cui è cresciuta della vegetazione molto bassa; quindi tanto verde che contrasta con il nero sottostante e nient'altro a perdita d'occhio. L'ingresso della grotta non è facile da trovare; se vedete delle persone che spariscono all'interno del terreno allora ci siete, avete trovato le scale che portano all'ingresso :)
La visita guidata dura circa un'ora e vi conduce nelle viscere della terra, alla scoperta di due gallerie, una sopra l'altra; tutto, dall'illuminazione al sottofondo musicale, rende indimenticabile la visita. Solo una piccola parte delle grotte è visitabile, precisamente il primo chilometro, i restanti cinque non sono ancora praticabili; lo sbocco di questa grotta sul mare e il Jameo de Agua, che purtroppo non abbiamo fatto in tempo a visitare. La Cueva de los Verdes, grazie al suo tunnel, denominato Tunnel d'Atlantide, che una volta arrivato in mare sprofonda sotto il livello dell'acqua per chilometri, è una delle grotte più grandi d'Europa e del mondo.
Nei secoli passati queste grotte sono state utilizzati dagli abitanti dell'isola per nascondersi durante le incursioni dei pirati; oggi la sala principale, che può accogliere fino a mille persone, viene utilizzata per organizzare suggestivi concerti.
Alla fine della visita vi verrà mostrata una cosa molto particolare, che però chiedono di non svelare, è un segreto. Non vi resta che visitare anche voi la grotta ;)



Mirador del Rio

A nord si trova il punto più panoramico di tutta l'isola, il Mirador del Rio. Una scogliera a picco sul mare dove si può ammirare un panorama meraviglioso sull'isola Graciosa. Qui si trova un edificio di Manrique, perfettamente integrato nel paesaggio, che ospita un piccolo caffè ed una mostra.
Noi ci siamo andati quando il sole iniziava a tramontare e tutto si stava tingendo di arancione. Senza accorgercene siamo anche finiti in mezzo alle nuvole, trasportate dal forte vento. Ah sì, il Mirador è a quasi a 500 metri d'altezza, quindi siamo finiti letteralmente nelle nuvole :)



Puerto del Carmen

Qui si trovano gran parte dei locali frequentati dai turisti, si ha l'imbarazzo della scelta. Sul porto inizia una camminata di una mezz'ora che parte dal molo, su cui si affacciano delle casette con piccoli giardini costruiti sugli scogli e, dopo una scalinata in salita, porta sulle scogliere che si lanciano nel mare. Tutto intorno terra arida e le onnipresenti casette bianche, dei piccoli puntini bianchi sprofondati praticamente nel nulla.
Fate molta attenzione al sentiero, quando passa vicino agli strapiombi; non è protetto e le folate di vento sono veramente potenti, meglio prendere cautele e non avvicinarsi troppo agli strapiombi.



Arrecife

La capitale moderna dell'isola dove si possono trovare locali, ristoranti e molti negozi. Vale la pena la visita il Castello di San Gabriel, un piccolo forte costruito nel 1573 su un isolotto e oggi collegato alla terra ferma con due ponti; serviva a difesa della città dagli attacchi provenienti dal mare.
Ci si può poi rilassare facendo una passeggiata sul lungomare e fare shopping o fermarsi sulla bianca spiaggia all'ingresso della città e fare un tuffo veloce.



Questo è il nostro racconto di due giorni e mezzo a Lanzarote; purtroppo non siamo riusciti a vedere tutto quello che volevamo, una selezione andava fatta. Ma con i posti che abbiamo visitato ci siamo innamorati, anche solo per i paesaggi che ti riempiono la vista ed il cuore. Un'isola aspra, modellata dai vulcani, ma così piena di contrasti e bellezza che non può che far innamorare.

Il video che avete visto a inizio post lo abbiamo girato noi; ci siamo detti...abbiamo un cellulare che fa delle belle riprese, perché non approfittarne? Il tutto è stato poi montato dalla bravissima Alba. Se volete dare un occhio ai suoi lavori li trovate qui :)

giovedì 12 maggio 2016

Pronto in meno di un'ora

Ve lo avevamo detto.

Maggio significa fragole, quindi rischiamo di essere un poco monotematici in questo periodo.
Ma poco importa, sono così buone, sarebbe un peccato non approfittarne, no? :)
La domenica passata, per la festa della mamma, abbiamo fatto un dolce velocissimo da preparare, ma veramente d'effetto e, neanche da dirlo, buonissimo.
Sapete come funziona la domenica mattina, vero? Ci si alza con molta calma e si pensa al pranzo; non però al dolce, che, almeno la domenica non può mancare. E in poco tempo prepararlo non è proprio semplicissimo. No, le torte pronte in busta non sono contemplate.
Abbiamo risolto con una ricetta davvero, ma davvero, veloce; nel giro di un'ora si ha tutto pronto per servire in tavola un dessert buono e scenografico. Non male, vero?
Stiamo parlando degli scones, dei panini inglesi molto compatti, che si servono solitamente all'ora del tè, accompagnati da burro e marmellate varie. Non sono molto zuccherati, quindi potrebbero andare benissimo anche con il salato. E infatti l'ora del tè in Inghilterra non prevede solo dolci :)
Si preparano veramente in un attimo, perché non vanno impastati molto, la loro caratteristica infatti è di rimanere leggermente grumosi e compatti. Possono essere anche arricchiti con uvette o cioccolato, in questo caso noi li abbiamo lasciati al naturale.
L'impasto lo si prepara in 5 minuti, forse meno, altri 5 minuti per stenderli e ritagliarli e via in forno, per 12 minuti.
Li abbiamo poi farciti con delle fragole al forno; si puliscono, tagliano e condiscono in 10 minuti, poi anche loro in forno per 20 minuti. Tra l'altro alla stessa temperatura degli scones, quindi con il forno ventilato si può cuocere tutto assieme e si risparmia tempo. A quanto siamo arrivati? 50 minuti se si cuociono gli scones separati dalle fragole, 40 se si cuoce tutto assieme.
Meno di un'ora comunque...e rimane anche tempo per montare la panna, impiantare il dolce  e portarlo in tavola. 
Ve lo avevamo detto, veloce e buono, cosa volete di più? ;)


Scones con Fragole al forno
dosi | 8 persone
farina 00 | 260 gr
zucchero | 50 gr
burro | 60 gr
lievito in polvere | 2 cucchiaini
vaniglia | una bacca
yogurt bianco | 110 gr
fragole | 1 kg
limone | uno
panna fresca | 500 ml
zucchero a velo | 4 cucchiai

In una ciotola mettere farina, zucchero, lievito in polvere, i semini della bacca della vaniglia e mescolare bene. Unire il burro freddo tagliato a pezzetti, lavorare con la punta delle dita fino ad avere delle grosse briciole, poi aggiungere lo yogurt; lavorare velocemente fino ad ottenere un impasto compatto, ma non del tutto liscio.
Stenderlo nello spessore di 1 cm e, aiutandosi con un coppapasta o una tazza dal diametro di circa 10cm, ritagliare otto scones.
Disporli su una teglia ricoperta con carta da forno e cuocerli in forno caldo a 200° per 12 minuti circa, fino a che non sono dorati; sfornarli e lasciarli raffreddare su una griglia per dolci.
Nel frattempo lavare le fragole, tagliare il quarti, o a metà se sono piccole, e metterle in una ciotola assieme allo zucchero a velo e il succo del limone; mescolare bene, poi travasare in una teglia ricoperta di carta da forno, in modo che siano disposte su un solo strato. Cuocere in forno caldo a 200° per 20 minuti, mescolando a metà cottura, fino a quando non si saranno appassite e si sarà formato uno sciroppo caramellato; trasferirle in una ciotola e lasciarle intiepidire.
Montare la panna fresca non troppo ferma, in modo che sia leggermente morbida al cucchiaio.
Tagliare gli scones a metà, inzuppare la parte interna con lo sciroppo delle fragole, poi stendere uno strato di fragole, uno di panna montata, ancora un poco di sciroppo e terminare con l'altra parte dello scones. Servire con una spolverata di zucchero a velo.

Il consiglio di Joe Toastino
Le fragole in questo caso sono state lasciate al naturale, ma se vi piace potete arricchirle con della menta fresca; basterà sminuzzarne qualche foglia e mescolarla alla frutta prima di metterla in forno. Se volete osare provate invece con un rametto di rosmarino, lasciato intero. Il sapore che regalerà alle fragole vi sorprenderà :)

venerdì 6 maggio 2016

Un piatto con poco

Finalmente.

Finalmente possiamo iniziare a pensare a dei piatti freschi.
Non diciamolo troppo ad alta voce, ma forse ci siamo lasciati il fresco alle spalle.
Oggi vi proponiamo una ricetta che è nata come un assemblaggio; volevamo preparare un'insalata di cous cous per pranzo, con tante verdure miste. Peccato poi accorgerci di avere solo dei peperoni. E un avocado.
Sapete quando si apre il frigorifero dopo un po' di tempo che non si fa la spesa, no? Il deserto. Ormai avevamo in ballo il cous cous, quindi abbiamo fatto di necessità virtù; sinceramente, però, un'insalata di cous cous, peperoni e nient'altro non sarebbe stata un granchè.
Per il cous cous non abbiamo praticamente nulla? Ok, allora, facciamo con quel poco che c'è. Lo abbiamo condito con delle erbe aromatiche che avevamo sul balcone, basilico, menta e timo, e con l'avocado; semplicissimo, ma decisamente molto aromatico.
I peperoni invece li abbiamo preparati come li cuciniamo sempre. Direttamente sul fornello del gas, ad abbrustolire, in modo poi da poter togliere velocemente la pelle e renderli molto più digeribili; solitamente poi li condiamo con un filo d'olio, del basilico, qualche rondella di aglio, se piace, e li serviamo come contorno. O, tritati grossolanamente per delle bruschetta al volo.
In questo caso però ci abbiamo fatto una crema; dopo averli fatti abbrustolire e puliti bene sono finiti in pentola con un leggero soffritto di cipolla e quel tanto di brodo da poter rendere la crema fluida.
Questa crema poi l'abbiamo fatta intiepidire ed accompagnata con il cous cous all'avocado. Facilissima e buonissima. Da mangiare anche fredda, nella stagione più calda :)


Crema di Peperoni con Cous Cous
dosi | 4 persone
peperoni rossi | 2 grandi
cous cous | 250 gr
avocado | 2
cipolla bianca | una
limone | uno
brodo vegetale | qb
erbe aromatiche a piacere | qb
olio evo | qb
sale&pepe |qb

Mettere sul fornello del gas uno spargifiamma e poi sopra i peperoni ben lavati. Fare annerire la pelle su tutti i lati dei peperoni, poi toglierli dal fuoco, trasferirli in un sacchetto di plastica o di carta, chiudere bene e lasciare intiepidire. I peperoni si possono preparare anche al forno; metterli in una placca foderata con alluminio, passarli sotto al grill, ritirarli quando la pelle sarà annerita e trasferirli nel sacchetto.
Quando saranno abbastanza tiepidi da poter essere maneggiati, toglierli dal sacchetto, levare tutta la pelle, i semini e tagliarli grossolanamente.
In una pentola mettere la cipolla tritata assieme a tre cucchiai di olio e lasciare soffriggere; aggiungere i peperoni, far cuocere per un paio di minuti, poi versare a filo il brodo caldo. Portare a bollore e lasciare cuocere, scoperto, per 10 minuti, fino a quando il brodo non si sarà ridotto della metà; lasciare intiepidire, regolare di sale e pepe, poi passare con il frullatore ad immersione.
Nel frattempo preparare il cous cous. Metterlo in una ciotola capiente e coprirlo con acqua bollente, deve essere ricoperto per poco meno di un dito; coprire e lasciare riposare per 10 minuti.
Riprenderlo, sgranarlo bene con due forchette, poi condirlo con 3 cucchiai d'olio, sale, pepe, erbe aromatiche, il succo del limone e l'avocado tagliato a cubetti.
Versare la crema di peperoni nei piatti e completare con il cous cous.

Il consiglio di Joe Toastino
Potete arricchire il cous cous con della frutta secca; in questo caso sono perfette delle mandorle fatte tostare leggermente in padella e poi tritate grossolanamente a coltello.
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