mercoledì 30 marzo 2016

Amatriciana in verde

Noi ve lo diciamo eh.

Questa è una nostra interpretazione di un classico della cucina italiana.
Ve lo stiamo dicendo.
Siete avvisati.
Se non potete concepire che una ricetta possa subire delle variazioni smettete di leggere.

Siete ancora qua? :)
Bene. Dunque, nella nostra trasferta ligure, oltre a girare per i campi, e passeggiare sul mare, abbiamo fatto anche la spesa al mercato. In un banco coloratissimo e straripante di prodotti. Che però non erano così variegati.
Siamo in un periodo dell'anno di cambio stagione e, come per i vestiti nell'armadio, piano piano iniziano a fare capolino le prime verdure primaverili, accanto a quello che rimane dalla produzione invernale.
Grandi casse di mele, pere, arance, ancora dei carciofi, delle bietole, le prime zucchine e fragole. E dei pomodori; ma non dei semplici pomodori, dei pomodori costoluti, di un bellissimo verde scuro.
Indovinate con cosa siamo tornati a casa? ;)
Avevamo anche già in mente cosa fare: un bel sugo per accompagnare dei bigoli freschi che avevamo comprato il giorno prima. Poi ci è venuta in mente una cosa, di quelle che fanno impazzire i puristi, per l'appunto :D
Facciamo un'amatriciana. Seguiamo al dettaglio ingredienti e passaggi, ma modifichiamo qualcosina. I pomodori sono quelli costoluti, direttamente dalla Sicilia e la pasta, i bigoli, dal Veneto. Per guanciale e pecorino siamo rimasti fedeli, meglio non esagerare con le sostituzioni.
Noi la chiamiamo comunque amatriciana; la ricetta è quella, gli ingredienti pure, non cambia il concetto, ma un poco la sostanza. Niente di tragico, no?
Abbiamo fatto un mix di ingredienti provenienti da regioni diverse, ma in fondo in cucina è bello sperimentare, non credete?
Ok, stiamo facendo troppe domande, voi provatela, poi fateci sapere che ne pensate ;)


Amatriciana con Pomodori Verdi
dosi | 4 persone
pasta fresca tipo bigoli | 500 gr
pomodori costoluti verdi| 1 kg
olio evo | 3 cucchiai
guanciale | 250 gr
pecorino | 100 gr
peperoncino secco | qb
zucchero | un pizzico
sale | qb

Lavare i pomodori, inciderli con un taglio a croce e sbollentarli per 30 secondi. Pelarli, eliminare i semi e tagliarli grossolanamente, conservando il loro liquido.
In una larga padella scaldare l'olio con il peperoncino; una volta che sarà rosolato e avrà profumato l'olio, eliminarlo ed unire i pomodori con il loro succo. Farli rosolare bene, regolare di sale, aggiungere un pizzico di zucchero, abbassare il fuoco al minimo, coprire e farli cuocere fino a che non saranno disfatti; ci vorrà circa mezz'ora. Nel caso servisse, aggiungere un mestolino di acqua calda, per evitare che attacchino.
Una volta che il sugo è pronto, toglierlo dalla padella e metterlo da parte. Nella stessa padella unire il guanciale tagliato a pezzetti e farlo rosolare fino a che non è ben rosolato. Eliminare il grasso in eccesso, poi rimettere il sugo di pomodori.
Far cuocere al dente la pasta e finire la cottura nella padella del sugo, aiutandosi con un paio di mestolini di acqua della pasta. Mantecare con il pecorino e servire subito.

Il consiglio di Joe Toastino
Il peperoncino è a vostro gusto; se non amate i sapori troppo piccanti potete usare quello fresco, più delicato. In ogni caso, eliminate i semi; sono loro che danno piccantezza.

giovedì 24 marzo 2016

Ode alla Primavera

Ci siamo.

L'inverno ce lo siamo finalmente lasciato alle spalle, le giornate si allungano ed é un piacere stare fuori casa a godersi il sole tiepido.
Approfittando delle prime belle giornate, stiamo passando qualche giorno in Liguria; cosa c'é di meglio che passeggiare sul mare per depurare la mente e il corpo dal caos della città? :)
Durante una di queste passeggiate ci siamo spinti nell'entroterra; i contadini, negli anni, tramite i terrazzamenti, sono riusciti a ricavare dei piccoli orti arrampicati sulle colline.
Qui, tra palme, orti e coltivazioni di ginestre, ci siamo imbattuti in una cosa che ha attirato la nostra attenzione. 
Tra le erbacce di alcuni appezzamenti di terreno non coltivati e lasciati a prato spuntavano tanti fiorellini viola che avevamo visto già da qualche parte; una veloce ricerca su internet (grazie smartphone grazie) ce lo ha confermato. Quelli erano i fiori della borragine.
Non potevamo essere più felici perché questa pianta è molto difficile da trovare in vendita. Anzi, diciamocela tutta, è praticamente impossibile. A meno di imbattersi in qualche contadino al mercato. Questo perché é una pianta spontanea, di difficile coltivazione, che cresce nei terreni incolti e lontano dallo smog.
Oltre che per i fiori, è facilmente identificabile perché le foglie e il fusto sono coperti da una peluria bianca, quasi delle piccole spine. Infatti raccoglierla a mano ci ha creato qualche problemino...ma non stiamo comunque parlando di ortica, basta solo fare solo un poco di attenzione :)
Noi la conosciamo perché avevamo assaggiato dei ravioli ripieni di borragine, appunto, che in Liguria sono molto diffusi. Ha una sapore molto caratteristico, ricorda quasi il cetriolo.
É una pianta che a pieno sviluppo arriva a circa 60 cm di altezza, ma in questo periodo la si trova ancora abbastanza precoce, in fioritura e con le foglie tenere. Più cresce e più diventano dure e si coprono di spine. E spariscono i fiori. Quindi è meglio raccoglierla in questo periodo. A parte i fiori, non va consumata cruda perché é leggermente tossica e poi le piccole spine non aiuterebbero affatto :D
Tossicità e spine fortunatamente spariscono con la cottura; si può procede come tutte le verdure a foglia, quindi o saltate in padella o sbollentate. 
E come tutte le verdure a foglia perde gran parte del suo volume iniziale, ecco perché la si trova prevalentemente in ripieni di paste fresche o torte salate. 
Noi invece l'abbiamo usata in un'altro modo. 
Un nostro omaggio alla bella stagione appena arrivata; un risotto di borragine servito con i suoi fiori. Un risotto verde come un prato con sopra tanti fiori colorati, un concentrato di primavera insomma :)
Se lo volete preparare anche voi, organizzate una bella scampagnata, magari sarete fortunati come noi e troverete anche la borragine. Male che vada la potete sostituire con degli spinaci, cambierà il sapore, ma l'effetto cromatico sarà lo stesso ;)


Risotto alla Borragine
dosi | 4 persone
borragine | 400 gr
riso carnaroli | 300 gr
cipolla bianca | una media
sedano | una costa
burro | 30 gr
olio evo | 4 cucchiai
parmigiano reggiano | 50 gr
brodo vegetale | qb
vino bianco | qb
sale&pepe | qb

Lavare bene la borragine, scolarla senza eliminare troppa acqua e metterla in una pentola. Coprire, mettere su fuoco medio e farle cuocere fino a che non sono appassita. Scolarla e metterla subito in una ciotola con acqua e ghiaccio. Una volta fredda scolarla bene, metterla nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullare assieme all'olio.
In una larga pentola sciogliere il burro e unire sedano e cipolla tritati. Farli cuocere fino a che non sono teneri; unire il riso, farlo tostare per un paio di minuti e poi sfumare con il vino.
Una volta che è evaporato iniziare a bagnarlo con il brodo caldo; a metà cottura unire la borragine frullata, regolare di sale e pepe e continuare a cuocere, aggiungendo altro brodo se necessario.
Raggiunta la cottura mantecare con il parmigiano e servire subito, con i fiori della borragine.

Il consiglio di Joe Toastino
Se volete dare una nota croccante al piatto potete provare a servirlo con delle mandorle tagliate a lamelle e leggermente tostate.

venerdì 18 marzo 2016

Il cavolo orientale

Oggi fusion.

Nel senso che abbiamo preso un ingrediente tanto usato in Italia (o meglio, in Toscana), uno tanto usato in Oriente e li abbiamo messi assieme.
Che cosa? Cavolo nero e tofu.
Non sappiamo voi, ma noi il cavolo nero lo usiamo in minestroni, torte salate e cose simili, mischiato ad altre ingredienti. Solo soletto non l'avevamo ancora preparato, nonostante aver letto ricette su ricette, tutte in arrivo dall'America, di gente che si fa delle grandi abbuffate di chips di kale (oltreoceano si chiama così) o bibitoni per la colazione con cavolo e qualsiasi altra cosa possa capitare a tiro.
Ora, sulle chips siamo curiosi, prima o poi le faremo, ma sul frullatone di cavolo, siamo sinceri, non ce la possiamo fare. Lo si può mascherare con banana, mela, mirtilli, fragole, cocco, cacao, burro di arachidi, latte, quello che volete, ma il cavolo nero ha un sapore forte, non c'è verso di mascherarlo troppo. No, non fa per noi :)
Se il cavolo ha un sapore forte, il tofu invece...bhe, non sa assolutamente di nulla. Sempre per noi eh. Ok, forse un pochino di sapore ce l'ha, ma proprio impercettibile eh. Quindi va cucinato in un certo modo, con un qualcosa che gli dia sapore, che sennò pare di mangiare aria.
Un paio di volte abbiamo provato a cucinarlo a casa e puntualmente sono saltate fuori delle cose non meglio identificate, quindi abbiamo deciso che se lo volevamo mangiare bene lo avremmo ordinato al ristorante cinese. Stop.
Poi però, durante una delle nostre incursioni nel nostro negozio di fiducia nella chinatown milanese, dal banco frigo sono saltate fuori delle buste di tofu secco sottovuoto. Che non avevamo mai visto, e ci hanno subito incuriosito.
Ma era una curiosità timorosa, perché abituati ai disastri fatti con il tofu normale, non è che ci fidassimo molto. Praticamente è tofu fresco, pressato, in modo da eliminare tutta l'acqua, messo a bagno con una salamoia di salsa di soia e tagliato a striscioline di circa un centimetro. La consistenza è quasi la stessa di un formaggio stagionato, solo più compatto e leggermente gommoso. E, attenzione attenzione, sa di qualche cosa. Non che le papille gustative facciano festa, ma almeno il sapore è pervenuto; in più esiste anche la versione piccante.
Prendetelo con le pinze, che non è ancora tempo, ma lo vediamo bene, tagliato a cubetti, dentro ad un'insalata di riso, o farro, per l'estate. Più avanti magari arriverà una ricetta in tal senso :)
Quindi ok, diamo una possibilità a questa nuova scoperta e portiamocela a casa. Dove avevamo ancora un bel po' di cavolo avanzato dalla preparazione del minestrone. Non volevamo rischiare a fare cose complicate, quindi siamo andati abbastanza sul semplice e provato a cucinare quello che possiamo definire un mix tosco-orientale (passateci il termine).
Cavolo, aglio, peperoncino e olio evo sono di casa nostra; tofu e olio di sesamo arrivano dall'altra parte del mondo. Il risultato è decisamente buono e facilissimo da preparare. 
È anche molto nutriente, ma non grasso; il tofu infatti è un'ottima fonte di proteine con grassi e colesterolo praticamente a zero. In più potete cucinarlo quando avete a cena ospiti vegani e non sapete cosa preparare. Cosa chiedere di più? ;)

Cavolo Nero all'orientale
dosi | 4 persone
cavolo nero | 800 gr
tofu secco | 250 gr
olio di sesamo | 1 cucchiaio
olio evo | 3 cucchiai
brodo vegetale | qb
aglio | 2 spicchi
peperoncino | uno
sale&pepe | qb

Lavare e pulire bene il cavolo, eliminando le parti di gambo più dure e le foglie rovinate, poi tagliarlo a pezzi grossolani.
In un wok, o una larga padella, scaldare l'olio di sesamo e l'olio evo, aggiungere gli spicchi d'aglio e il peperoncino e farli soffriggere, poi eliminarli. Versare il cavolo, farlo saltare a fuoco vivace per qualche minuto, poi versare a filo il brodo caldo, abbassare la fiamma e fare cuocere fino a che il liquido non sarà quasi evaporato. Il cavolo deve rimanere leggermente croccante.
A questo punto aggiungere il tofu (se non trovate quello già tagliato, ricavate delle striscioline spesse un cm) e continuate a cuocere per 5 minuti, mescolando spesso, in modo che prenda sapore.
Regolare di sale e pepe e servire subito.

Il consiglio di Joe Toastino
Se non trovate il cavolo nero, potete sostituirlo con altre verdure a foglia verde, come le bietole o le coste. Il procedimento rimane lo stesso, regolatevi solamente con i tempi di cottura, che potrebbero essere leggermente più brevi.

lunedì 14 marzo 2016

Un dolce Pop

Pop corn.

Lo abbiamo già fatto con i pretzel. Per quella ricetta li avevamo usati per fare dei biscotti, ve li ricordate?
Ma la questione non era del tutto chiusa.
Assieme alla ciotolina dei pretzel, cos'è che arriva sempre a farle compagnia? I pop corn.
Ecco, era da un po' di tempo che volevamo provare a usarli in cucina; e diciamocela tutta, non è stato semplice. Più che pensare di mangiarli comodi comodi sul divano, guardando un film, non è che ci venisse in mente altro.
Poi l'illuminazione...e se ne usassimo solamente il sapore, senza che siano fisicamente presenti all'interno del piatto? Perchè in questo caso la soluzione era a portata di mano: una bella panna cotta.
Lo sappiamo, può sembrare un dolce vintage, da pizzeria. Cosa vera, quella della storia della pizzeria intendiamo; puntualmente arriva una cosa che della panna cotta ha solo il nome. Una massa bianca che lanciata sul muro potrebbe tranquillamente rimbalzare, oltretutto affogata con delle salse chimiche fragola/caramello/cioccolato, su cui è meglio sorvolare.
Anche sul vintage siamo d'accordo; è un dolce vintage, va bene, ma quel vintage bello, che non passa mai di moda. Ovvio, deve essere fatta a regola d'arte. Noi abbiamo la nostra ricetta super sperimentata; viene fuori una panna cotta morbida, vellutata, niente a che vedere con le palline rimbalzine da pizzeria :D
Detto questo...abbiamo dato una veste un pochino più giovane a questo dessert âgé, preparandola con i pop corn.
Ma come? Facile, mettendoli in infusione nella panna. Idea decisamente azzardata, che però ci ha premiato con il risultato. Questa panna cotta è buonissima; vellutata come piace a noi, profumata di vaniglia, ma con quel gusto che al primo assaggio non capisci esattamente che cosa sia. L'abbiamo fatta assaggiare a degli amici che, dopo qualche boccone, ci hanno detto “ma...l'avete fatta con i pop corn?”. Non si sono nemmeno stupiti troppo, lo sanno che ogni tanto in cucina azzardiamo. E non si sono nemmeno lamentati, anzi, non ne è avanzato nemmeno un cucchiaino :D
Alla fine però abbiamo ceduto e i pop corn li abbiamo messi fisicamente nel piatto; caramellati, con un pizzico di pepe di Sichuan che, fidatevi di noi, ci sta benissimo.
Ah, ovviamente, i pop corn vanno preparati in casa, quelli confezionati sono decisamente troppo salati ;)

Panna Cotta ai Pop Corn
dosi | 8 persone
panna fresca | 750 ml
latte intero | 250 ml
zucchero | 250 gr
gelatina in fogli | 12 gr
chicchi di mais | 100 gr
burro | 30 gr
vaniglia | una bacca
pepe di sichuan | un cucchiaino

In una larga pentola con il fondo spesso far fondere il burro, fino a che non inizierà a colorarsi e diventare color nocciola. Unire i chicchi di mais, mescolare con un cucchiaio di legno in modo che si ungano bene, mettere il coperchio e aspettare che inizino a scoppiettare.
Una volta che tutti i chicchi sono scoppiati toglierli dal fuoco; metterne tre quarti in una ciotola e tenere da parte gli altri.
Nel frattempo incidere la bacca di vaniglia, estrarre i semini aiutandosi con un coltello e mettere tutto in una pentola, assieme alla panna, il latte e 200 gr di zucchero. Portare lentamente a bollore, spegnere il fuoco e versare nella ciotola con i tre quarti del pop corn. Far raffreddare, poi coprire e lasciare riposare in frigorifero per tutta la notte.
Il giorno successivo filtrare la panna, strizzando bene i pop corn, che vanno poi eliminati con la bacca di vaniglia. Scaldare la panna e scioglierci la gelatina, prima fatta ammorbidire per 10 minuti in acqua fredda e successivamente strizzata. Versare in uno stampo grande (oppure otto singoli), prima bagnato con acqua. Lasciare riposare in frigorifero per almeno 5 ore.
Mentre la panna cotta si rapprende preparare i pop corn per accompagnarla; in una padella antiaderente versare 50 gr di zucchero e farlo caramellare a fuoco medio. Versare i pop corn rimanenti, il pepe di sichuan pestato al mortaio e mescolare bene con un cucchiaio di legno, in modo che il caramello si distribuisca uniformemente.
Per servire la panna cotta bagnare per pochi secondi il fondo dello stampo con acqua calda, in modo da poterla estrarre facilmente. Accompagnarla con i pop corn caramellati.

Il consiglio di Joe Toastino
Potete bagnare lo stampo dove verserete la panna con del liquore, al posto dell'acqua. In questo caso potrebbe starci benissimo dell'Amaretto di Saronno. Provateci :)

giovedì 10 marzo 2016

Coriandolo: sì o no?

Vellutata.

Di nuovo?
Hm, in effetti ci siamo fatti prendere la mano ultimamente :D
Questa volta abbiamo usato le patate dolci, che era da qualche tempo che volevamo provare a cucinare in una vellutata. Di solito le facciamo al forno: un filo d'olio, salvia, rosmarino, sale e un buonissimo contorno è presto fatto.
Lo spunto ci è venuto dalla classica vellutata di porri e patate, che abbiamo stravolto e rimesso assieme a modo nostro, in chiave etnica.
Una base speziata, a contrasto con la dolcezza della patata; quindi curry e semi di senape neri. Semi acquistati qualche tempo fa ma non ancora utilizzati...e questa era la volta giusta. Perchè hanno un leggero retrogusto piccante, che si sposa benissimo con la patata.
Insomma, avrete capito che la nostra vellutata è leggermente piccantina, quel piccantino che non fa mai male ;)
Vellutata che abbiamo servito con un pesto di coriandolo.
E qui già possiamo immaginarci le facce di alcuni di voi.
Ogni volta che prepariamo qualcosa a base di coriandolo fresco dobbiamo avvisare. Sì, perché per alcune persone è peggio della peste; a sentirli parlare dell'esperienza con il coriandolo pare di assistere a film dell'orrore. Se va bene vi diranno che sembra di mangiare sapone, se va male, cimici. Ma questo vale solo per il coriandolo fresco, con i semi nessun problema.
E allora? Cos'è che, in determinate persone, il coriandolo provoca questo fastidio?
A quanto pare si tratta di genetica; qualcuno ha scritto nel proprio dna che il coriandolo no, va assolutamente evitato. Non si tratta quindi di piacere o non piacere, lo si ha proprio scritto dentro e alla genetica non si scappa. 
Noi ve lo abbiamo spiegato molto terra a terra, se volete qualche info più scientifica, la trovate qua.
Per la cronaca, a noi il coriandolo piace, non avremmo fatto il pesto altrimenti ;)
Pesto velocissimo, da preparare mentre cuoce la vellutata. Coriandolo, aglio, una bella manciata di mandorle, olio buono, una frullata veloce (per i puristi, mortaio) e via pronti in tavola. 
E se voi non lo potete nemmeno sentire nominare il coriandolo? Bhe, le soluzioni sono due: o servite la vellutata con un filo d'olio, oppure potete preparare il pesto con il prezzemolo, che è comunque un'ottima variante :)

Vellutata di Patate Dolci con Pesto di Coriandolo
dosi | 4 persone
patata dolce | 500 gr
cipolla bianca | una media
semi di senape | un cucchiaino
curry | un cucchiaino
coriandolo fresco | un mazzetto
mandorle | 50 gr
aglio | uno spicchio
olio evo | qb
brodo vegetale | qb
sale&pepe | qb

In una pentola capiente scaldare l'olio e unire i semi di senape; quando inizieranno a scoppiettare aggiungere la cipolla tagliata a fette sottili e lasciarla cuocere fino a che non sarà tenera. Unire le patate, pelate e tagliate a cubetti, il curry e far rosolare per un paio di minuti; versare il brodo caldo a filo e far sobbollire, senza coperchio, per 20 minuti circa, o fino a che le patate non saranno tenere. Se necessario aggiungere altro brodo caldo.
Nel frattempo preparare il pesto; in un frullatore mettere le foglie del coriandolo, le mandorle, l'aglio sbucciato ed azionare. Aggiungere a filo l'olio fino a che il pesto non avrà una consistenza fluida. Regolare di sale e pepe.
Con un frullatore ad immersione passare le patate fino ad ottenere una vellutata, regolare di sale e servirla con il pesto di coriandolo e qualche mandorla tostata.

Il consiglio di Joe Toastino
La quantità di curry da usare dipende molto dai vostri gusti; con la dose che vi abbiamo dato noi si sente un leggero retrogusto piccante. Decidete voi se aumentarla o diminuirla :)

martedì 8 marzo 2016

I Toast di Joe Toastino_Saltimbocca

Un 'idea.

Il toast di oggi è un'idea, un richiamo di un popolarissimo piatto della tradizione culinaria romana; il saltimbocca.
È un piccolo gioco che abbiamo voluto fare. Del saltimbocca ci sono il prosciutto crudo e la salvia che avvolgono il toast, per il resto niente carne. Il ripieno è un mix di ricotta, crème fraîche (o yogurt greco, se non la trovate), senape ed emmentaler. Insomma, una farcitura ricca che trasforma questo toast in un piatto unico, accompagnato da una bella insalata fresca.
Il pane, come ormai saprete, lo facciamo con la nostra ricetta super collaudata, che trovate qui. Stavolta abbiamo voluto prepararlo con la farina di farro biologico di Molino Rossetto; le dosi ed il procedimento sono esattamente gli stessi, basta sostituire 300gr di farina 00 con la stessa quantità di farina di farro. 
Il pane così preparato ha la consistenza sofficissima, tipica del pancarrè, ma è anche molto aromatico, con un buonissimo retrogusto rustico.



In una ciotolina mescolare assieme un cucchiaio di ricotta, uno di crème fraîche, un cucchiaino di senape in grani e un piccolo pezzo di emmentaler grattuggiato.
Prendere una fetta di pane, spalmare il composto di formaggio e chiudere con l'altra fetta di pane. Tagliare a metà il toast e avvolgere ogni metà con una fetta di prosciutto crudo, mettendo tra il pane ed il prosciutto una fogliolina di salvia.
Versare in una padella antiaderente un goccio di olio di oliva e passare in padella il toast, fino a che il pane non sarà dorato ed il prosciutto croccante.

mercoledì 2 marzo 2016

Pace fatta. Quasi.

Mangiamo di tutto.

Soprattutto quando si parla di verdure; ci piacciono veramente tutte. Quasi tutte. C'è n'è una che proprio non riusciamo a contemplare...i finocchi. Abbiamo una sorta di repulsione, ingiustificata tra le altre cose. Perché l'anice ci piace, quindi, in teoria, il problema non è il sapore.
Forse abbiniamo il finocchio ad un piatto che ogni tanto da piccolini finiva in tavola: i finocchi bolliti. Che forse sono la cosa più triste della terra, con quel colore e consistenza non ben definiti. No. 
Raggiunta l'età dove ci si poteva opporre ai piatti portati in tavola dalla mamma, il finocchio è stato bandito.
Sì, ogni tanto finisce tagliato sottile sottile nelle insalate, ma nulla di più. Diciamo che lasciato crudo lo sopportiamo meglio :)
Poi l'altro giorno, sfogliando una rivista, ci siamo imbattuti in una ricetta dove l'ingrediente principale era proprio lui, il finocchio; tra l'altro pure cotto, neanche crudo. Istintivamente abbiamo girato pagina, ma il nostro cervello ci ha fatto tornare indietro perché gli era rimasto impresso qualcosa. Una vellutata di finocchio caramellato.
Alt.
Agrodolce.
Fermati a leggere meglio.
C'è del finocchio, ok.
É cotto. Uhm.
Ma è ridotto in crema, quindi risolto il problema consistenza indesiderata.
Elaborate queste informazioni ci siamo detti...vuoi vedere che è la volta buona che facciamo pace con questo ortaggio e lo inseriamo in qualche nostra ricetta, che non sia un'insalata?
Detto fatto, abbiamo comprato un bel finocchio e ci siamo messi all'opera. Questa storia del finocchio caramellato ci aveva fatto incuriosire e, tra le altre cose, è una preparazione veramente banale, in mezz'ora si prepara una vellutata che, credeteci, è veramente buona.
Il finocchio lo si lascia caramellare in forno con del miele e nel frattempo si prepara a parte una base con sedano e patata; si unisce il tutto, un poco di brodo, qualche minuto di cottura, un bel giro di minipimer e il piatto è servito.
Si sente il finocchio, su questo non avevamo dubbi, ma c'è la sfumatura del miele caramellato che è veramente particolare; non che copra tutti gli altri sapori, ma è quella cosa in più che da sprint al tutto. Ora, non siamo diventati dei super fan del finocchio, ma sicuramente questo piatto lo riproporremo.
E voi? :)

Vellutata ai Finocchi caramellati
dosi | 4 persone
finocchio | 200 gr
sedano | una costa
patata | 150 gr
cipolla bianca | una media
aglio | uno spicchio
miele | 2 cucchiai
olio evo | 3 cucchiai
brodo vegetale | qb
succo di limone | qb 
crème fraîche | qb
sale&pepe | qb

Pulire il finocchio, tenendo da parte le foglioline, tagliarlo a fette sottili e pesarne 200 gr circa; metterlo in una ciotola assieme al miele, un cucchiaio d'olio, sale e pepe, mescolare bene e cuocere in forno caldo a 200° per 15 minuti, mescolando ogni tanto.
Nel frattempo preparare un battuto con sedano, cipolla e aglio e farli soffriggere in una pentola con 2 cucchiai d'olio, fino a che non sono teneri; unire la patata pelata e tagliata a cubetti e lasciare cuocere per 5 minuti. Aggiungere poi il finocchio, assieme a tutto il liquido di cottura, versare a filo il brodo caldo e far sobbollire, scoperto, per 15 minuti.
Passare con il frullatore ad immersione e, se la vellutata fosse poco densa, rimetterla sul fuoco fino alla consistenza desiderata. Regolare di sale e pepe e bilanciare il sapore con qualche goccia di succo di limone.
Servire con un poco di crème fraîche, o yogurt bianco denso, e le foglioline del finocchio tenute da parte.

Il consiglio di Joe Toastino
Potete completare la vellutata preparando dei crostini velocissimi. In una piccola padella scaldate un paio di cucchiai di olio, versate un cucchiaino di semi di finocchio e asciate insaporire. Tagliate del pane a cubetti, lasciatelo dorare nell'olio e poi usatelo per guarnire il piatto.
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