lunedì 23 marzo 2015

Taccuino di viaggio_Porto





Saudade.

Se ci chiedessero di descrivere con una parola Porto, noi useremmo saudade; che in realtà indica più uno stato d'animo, ovvero malinconia, nostalgia. Questo ci ha trasmesso la città. Ma attenzione, non lo stiamo dicendo in senso negativo, tutt'altro; è una città magica, bellissima, fortemente legata al passato, quasi sospesa nel tempo.
Ci siamo stati a inizio febbraio; partiti da Milano con la neve e atterrati con il sole, cielo blu che più blu non si può e 15 gradi. Insomma, praticamente primavera.


Arriviamo dunque in tarda mattinata, dopo ritardi vari ed eventuali con il volo; siccome eravamo svegli dalle 3 del mattino la cosa più impellente era trovare del cibo. Ci siamo quindi fermati in un bar vicino al mercato coperto, assolutamente la prima cosa che volevamo vedere a Porto.
E qui apriamo un momento una parentesi sui bar. Sono praticamente tutti rimasti ai tardi anni '70; e questo a noi ha fatto impazzire. Pareva tutto fermo a più di trent'anni fa, gli arredi, i camerieri, la clientela, i piatti...meravigliosamente vintage insomma. Quasi tutti sono divisi su due piani, quello terra dedicato più a uno spuntino veloce; mentre quello superiore è per chi vuole pranzare con più calma, come in un ristorante, ecco.
Per il pranzo va decisamente bene la parte dedicata allo spuntino veloce, o pausa pranzo, che per i portoghesi si apre sempre con la zuppa del giorno, accompagnata poi da un sandwich e una spremuta.

Comunque dicevamo...ci siamo diretti verso il mercato coperto e vicino all'ingresso ci è cascato l'occhio sulla vetrina di questo bar (confeitaira in portoghese, tradotto confetteria, ovvero una sorta di pasticceria con bar), una cascata di dolci strabordanti di crema e panna, ma anche tante proposte salate che non ci hanno lasciato indifferenti. Abbiamo trovato posto in un tavolino in un angolo e ordinato quello che dovrebbe essere il piatto tipico di Porto: la Francesinha.
Non eravamo pronti a quello che ci aspettava; avevamo letto che era un sandwich molto popolare in città, quindi, perché non provarlo? Poi quando ci hanno portato i piatti abbiamo avuto un leggero ripensamento. In pratica si tratta di una fetta di pane in cassetta, bistecca, prosciutto, salsiccia, salsiccia affumicata, altra fetta di pane, formaggio fuso e uovo all'occhio di bue. Il tutto annegato in una salsa alla birra e contornato da patatine fritte. Una cosina leggera insomma.
Nonostanta la fame non siamo riusciti a finirla, veramente troppe cose messe assieme; però è un piatto tipico, va provato. Magari uno in due, ecco.

Pieni all'inverosimile ci siamo diretti quindi verso il mercato coperto.
Che proprio coperto non è. Dall'esterno è un edificio di due piani; all'interno invece è una grande corte aperta su tutti e quettro i lati, con al centro del cortile, delle strutture che ospitano piccoli negozi. Non sappiamo se le impalcature presenti fossero lì per qualche tipo di restauro in corso, oppure montate ed abbandonate. Perchè la sensazione è quella di un edificio lasciato un poco al suo destino; una parte del piano superiore è dedicata principalmente alla frutta e verdura, con qualche negozietto che non si capisce bene che cosa venda. Al piano terra invece si trova un po' di tutto, dagli immancabili souvenir, al panettiere, ai pescivendoli, i macellai e così via.

Non è il classico mercato per i turisti, infatti c'eravamo solamente noi due, tra gli autoctoni, a curiosare in giro. E' uno di quei mercati dove la gente del posto va a fare la spesa, nessuna pretesa (o voglia) di apparire nelle guide turistiche, nessuna merce esposta perfettamente, ordine ce n'è ovvio, ma è tutto molto rustico e rispecchia molto bene quella che è l'atmosfera cittadina. Aleggia veramente quella sensazione di essere in un altro mondo, quando poi incroci la vecchina che ti regala un fiore, così, senza chiedere nulla in cambio, capisci che forse veramente sei in un altro mondo.

Conclusa la parentesi mercato abbiamo iniziato a girare la città nel modo che a noi piace di più. Ovvero casualmente, lasciandoci trasportare da suoni, colori, profumi, dalla gente; certo, la guida la consultiamo per andare a vedere le attrazioni principali. Poi basta, ce la dimentichiamo volutamente in albergo :)
Quello che salta immediatamente all'occhio è lo stato di abbandono di molti palazzi, molto spesso antichi. E non è da imputarsi solamente alla crisi economica, perché molti sono disabitati da decenni.

C'è però un qualcosa che impedisce che vadano del tutto in rovina. Se i piani alti sono disabitati, molto spesso i piani terra ospitano negozi; si tratta di bar o ristoranti (molto, molto vintage) o negozi che in qualche modo fanno si che l'edificio continui a vivere.

Porto non è una città facile da visitare; nel senso pratico del termine perché è tutta salite e discese. Quindi bisogna armarsi di scarpe comode ed essere pronti ad affrontare delle belle scalate; ovviamente i mezzi pubblici ci sono e funzionano bene, ma siamo dell'idea che per visitare al meglio una città la cosa migliore è girarla a piedi...se le distanze lo permettono (comunque vi consigliamo vivamente di usare le vostre gambe, anche solo per smaltire le porzioni giganti di cibo che vengono servite nei ristoranti).

Il cuore vivo della città è sicuramente sul lungofiume, dove scorre il Douro, in corrispondenza del quartiere delle Ribeira, il quartiere più caratteristico di Porto, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Girare per i suoi vicoli è un'esperienza che va assolutamente fatta; l'atmosfera è magica, le casette color pastello risplendono quando un raggio di sole riesce ad entrare nelle viuzze, i bambini giocano tranquillamente a pallone nelle piazzette e dalle case arriva il suono delle radio che trasmettono il fado. Sembra surreale, ma è veramente così, anzi abbiamo schivato per un pelo una pallonata :)

Ma cosa abbiamo mangiato? Ecco, a Porto si mangia baccalà in tutte le maniere possibili e immaginabili, anzi temevamo di trovarcelo anche a colazione la mattina.
Nonostante la franchesinha del pranzo, non avevamo ancora ben chiaro come funzionasse la questione cibo. La sera abbiamo ordinato un piatto a testa, più un piatto del giorno da dividere, delle sardine fritte; il cameriere, molto gentilmente, ci ha detto che no, tre piatti non ce li avrebbe portati, erano troppo. Abbastanza perplessi ce ne siamo fatti portare due. E grazie al cielo. Quei due piatti avrebbero sfamato tranquillamente quattro persone; l'ordinazione era per del baccalà al forno e del polipo alla griglia. Ecco, praticamente baccalà e polipo interi, più contorni vari ed eventuali, cibo per un reggimento insomma. Tutto meravigliosamente buono eh, ma veramente tanto.
Vi starete chiedendo...ma tutto quel pesce sarà anche costato tanto, no? No, assolutamente. Con 10 euro a testa si mangia tanto buon pesce, annaffiato da altrettanto buon vino. Ecco forse perché faticavamo a trovare dei posti liberi nei ristoranti. Ovvio che stiamo parlando di locali di fascia media, se poi si va a cercare il ristorante stellato il discorso cambia decisamente ;)


Il giorno successivo abbiamo deciso per una gita sull'oceano, che è a pochi chilometri dal centro città. Ma come ci si arriva? Semplice, con un bellissimo tram d'epoca che scarrozza turisti e non verso il mare. Abituatevi alla loro guida e non fate caso alla velocità con cui percorrono le stradine del centro...sanno cosa fanno e arriverete a destinazione sani e salvi ;)

Il loro mare è l'oceano, da una parte il Portogallo, dall'altra l'America; la costa, è caratterizzata da spiagge che si estendono a perdita d'occhio. Nonostante fosse febbraio il clima era decisamente mite, quindi un sacco di gente a passeggio, surfisti, famiglie in gita...insomma, il bello di avere il mare a portata di tram :)


Prendetevela con assoluta calma e verso il tramonto bevetevi una birra in uno dei tanti baretti in riva alle spiagge: vi godrete uno spettacolo indimenticabile.


Sì, ma il vino che da' il nome alla città? Ovviamente non potevamo fare una visita alle cantine che si trovano di fronte a Porto, che però non nefanno parte, si trovano infatti a Vila Nova De Gaia, un'altra città.
Ci si arriva attraversando il ponte Dom Luìs I, costruito da un allievo di Eiffel; se soffrite di vertigini passate per il piano basso, anche se quello in alto, dove passa anche la metropolitana, regala una vista mozzafiato.
Arrivati dalla parte delle cantine ci siamo messi alla ricerca di quella che ci ispirasse di più. Ah, anche questa sponda del Douro è tutta un sali e scendi, fateci l'abitudine.
Comunque, alla fine arriviamo alle Cantine Croft, che con 5 euro ti fanno fare la visita guidata e l'assaggio di 3 qualità di porto; due prima della visita e una dopo.
Ora...due bicchieri di porto a stomaco vuoto alle quattro del pomeriggio non sono esattamente il massimo, sopratutto perché i loro assaggi corrispondono a dei bicchieri praticamente pieni. Potete immaginare quindi con che lucidità abbiamo seguito la visita. Che comunque è molto interessante, spiega la storia del vino, dove viene prodotto, le diverse qualità e gli accompagnamenti con il cibo. Peccato poi la specie di interrogazione finale prima dell'ultimo bicchiere di porto...non vale stordire prima i visitatori e poi fargli domande sulla visita :D

Usciti dalle cantine avevamo assolutamente bisogno di cibo, ci siamo fermati quindi in uno di quei bar agè che ci piacciono tanto e ordinato qualcosa da sgranocchiare, dimenticandoci la questione porzioni. Quando ce ne siamo ricordati stavano ormai arrivando in tavola due cose enormi, uno una millefoglie strabordante di crema, l'altro una specie di panino, ma fatto con l'impasto delle brioche.
Brioche che non sono quelle di pasta sfoglia, ma quelle, appunto, di impasto brioche. Che ha un colore giallo fluorescente, che ci hanno spiegato, è dovuto alla quantità enorme di tuorli utilizzato; non sono dolcissime, si prestano quindi anche per il salato. Peccato che invece siano enormi, quindi quando te le farciscono ci mettono dentro l'impossibile.

L'ultimo giorno lo abbiamo dedicato a gironzolare per la città senza una meta precisa e ci è saltata finalmente all'occhio una cosa che abbiamo avuto tutto il tempo sotto il naso ma che non avevamo messo ancora a fuoco. Quel qualcosa che, quando è colpito dal sole, fa brillare la città. Ovvero gli azulejos, tipiche piastrelle portoghesi che sono presenti su quasi tutti gli edifici di Porto. Magari anche solo una incastonata in un angolino, ma se si guarda bene c'è :)

Insomma, una gita di un paio di giorni a Porto va assolutamente fatta, sarete catapultati in un'altra realtà e al vostro ritorno a casa capirete il perché abbiamo aperto il post con la parola saudade.
Piccolo consiglio: godetevi il tramonto dal forte che sovrasta il ponte di ferro, dalla parte delle cantine. La vista mozzafiato è resa ancora più incredibile dalla tinta oro che il sole regala alla città.


2 commenti:

  1. Che bella, non sono mai stata. Devo dire che il aspetto trasandato e un po' vecchio mi piace moltissimo. E mi sembra di capire che i prezzi siano davvero economici. Bisogna fare attenzione a cosa si ordina altrimenti si torna delle botti in due giorni :-)

    RispondiElimina
  2. I prezzi sono davvero economici, ed è davvero un peccato non concedersi qualche piacere a tavola. Ma come puoi intuire dal post noi camminiamo molto, quindi il rischio di tornare a casa con dei chili in più è molto basso ;)

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...