mercoledì 24 dicembre 2014

Last second

Post telegrafico.

Saremo velocissimi, che, come tutti, siamo di corsa anche noi :)
Vi manca un regalo e di andare in giro per negozi la vigilia non se ne parla? La soluzione sono i biscotti!
Impastate, cuocete e nel giro di un paio d'ore avrete da regalare qualcosa di cioccolatosamente buono fatto con le vostre mani; non c'è regalo migliore, garantito.
Noi vi auguriamo un buonissimo Natale e ci prendiamo una pausa vacanza, ci risentiamo nel 2015 :)

Biscotti Screpolati
dosi | 30 biscotti circa
cioccolato fondente | 225 gr
burro morbido | 125 gr
zucchero di canna | 250 gr
farina 00 | 150 gr
uova | 2
lievito | 2 cucchiaini
cacao | 50 gr
sale | un pizzico
zucchero a velo | qb

Tritare il cioccolato, farlo fondere a bagnomaria e lasciarlo intiepidire.
Nel frattempo montare il burro con lo zucchero, aggiungendo poi le uova, una alla volta, e il cioccolato tiepido; mescolare bene versando poco alla volta la farina setacciata con il lievito e il sale. Lasciare riposare l'impasto per un'ora in frigorifero o fino a quando non è abbastanza solido da poter essere maneggiato.
Formare con l'impasto delle palline della grandezza di una noce, passarle nello zucchero a velo e disporle, ben distanziate, sulla placca rivestita di carta da forno.
Cuocere in forno caldo a 180° per 12 minuti, sfornare e lasciare raffreddare su una gratella per dolci.

Il consiglio di Joe Toastino
Se volete rendere ancora più cioccolatosi questi biscotti, aggiungete all'impasto 100 gr di cioccolato bianco tritato grossolanamente...saranno irresistibili ;)

giovedì 18 dicembre 2014

Il Pandoro


Pandoro.

Ci frullava per la testa da qualche tempo l'idea di prepararlo. Siamo però sempre stati frenati dalla ricetta. E dallo stampo.
Nel senso...il pandoro è una di quelle ricette che sembrano impossibili da preparare a casa, anche solo per i tempi di lievitazione, che sono abbastanza lunghi. Ce ne eravamo interessati l'anno scorso ma avevamo abbandonato l'idea perché le ricette trovate sul web non ci convincevano, non ce n'era una che concordava con l'altra sulle dosi e sulla preparazione.
Anche ad aver trovato la ricetta giusta ci mancava lo stampo: sì perché serve quello di alluminio, bisogna scordarsi di quelli di silicone, a leggere su internet non reggono alla spinta della lievitazione e quello che esce non è un pandoro, ma una cosa informe. Noi l'altro anno ci siamo svegliati tardi e di stampi di alluminio non ne abbiamo trovata traccia, spariti, tutti ad autoprodursi il pandoro.
A questo giro però abbiamo giocato d'anticipo e a fine ottobre avevamo lo stampo tra le nostre mani...rimaneva da capire a qual ricetta affidarsi. La soluzione in realtà ce l'avevamo in libreria; stavamo mettendo ordine nel caos di libri, ricettari, foglietti volanti, post-it&co quando è saltato fuori un libricino delle sorelle Simili, sul pane e lievitati. Tra i lievitati c'era il pandoro...e siccome le sorelle Simili sono una garanzia quando si tratta di lievito abbiamo letto il procedimento, temendo però servissero un paio di lauree per far saltare fuori il dolce. E invece no, è tutto abbastanza semplice, l'unico passaggio complicato (ma neanche tanto, anzi...) è quello della sfogliatura dell'impasto; ma una volta capito il procedimento si va spediti, tranquilli :)
Ah, ovviamente, come tutte le ricette a base di lievito bisogna prendersi tutto il tempo necessario. Perché se il tempo richiesto per l'impasto è poco, tutto è compensato dalla lievitazione. Quindi nei tempi morti andate a farvi un giro o fate altro e date tempo al lievito di fare il suo dovere.
Ne sarete ripagati: il pandoro che esce è sofficissimo, profumato di burro e vaniglia, insomma, una vera goduria!
Non fosse per le tempistiche lunghine si potrebbe anche pensare di farne qualche d'uno in più da regalare in giro, no? ;)

Pandoro
dosi | uno stampo da 1 kg
farina manitoba | 450 gr
lievito di birra | 18 gr
zucchero | 135 gr
burro morbido | 170 gr
uova | 3 intere più un tuorlo
latte | 60 ml
vaniglia | una bacca
sale | un cucchiaino

In una ciotola sciogliere il 15 gr di lievito con il latte e 10 gr di zucchero; aggiungere un tuorlo e 50 gr di farina. Mescolare bene e lasciare lievitare al tiepido, fino a che non raddoppia di volume.
Riprendere l'impasto e aggiungerci il lievito rimanente sciolto in un cucchiaio di acqua tiepida, lo zucchero, un uovo, 200 gr di farina e mescolare bene con un cucchiaio di legno; aggiungere 30 gr di burro, poi lavorare fino ad ottenere un impasto liscio. Rimettere a lievitare fino al raddoppio di volume.
Riprendere l'impasto, aggiungere il sale, le uova rimanenti, i semi della bacca di vaniglia e lavorare bene; lasciare lievitare fino al raddoppio di volume, poi lasciare riposare al fresco per 12 ore.
Trascorso il tempo di riposo stendere l'impasto formando un quadrato dello spessore di 1 cm circa; stenderci sopra il burro rimanente poi ripiegare i quattro angoli al centro, per richiudere la sfoglia, e stenderla con il mattarello, formando un rettangolo. Ripiegarlo in 3 parti, in modo che i bordi corti, piegandosi, siano all'interno e lasciare riposare al fresco per 20 minuti.
Riprendere l'impasto e stenderlo nuovamente in un rettangolo; lasciare riposare per altri 20 minuti. Ripetere questo passaggio per altre due volte.
Prendere i lati del rettangolo e, aiutandosi con le mani imburrate, portarli verso l'alto, in modo da formare una palla, che va messa nello stampo ben imburrato; lasciare lievitare fino a che l'impasto non arriva all'orlo.
Cuocere in forno caldo a 170° per 15 minuti e poi a 160° per 50 minuti circa; se la superficie del pandoro tende a scurire troppo coprirla con un foglio di alluminio. Controllare la cottura con uno stecchino di legno; sformare e lasciare raffreddare completamente; si conserva per 5 giorni in un sacchetto ben chiuso.

Il consiglio di Joe Toastino
Un'ora prima di servirlo lasciatelo intiepidire sul termosifone, in modo che il burro rilasci tutta la sua fragranza. Ah, ovviamente, serve una nevicata di zucchero a velo prima di tagliarlo :)

martedì 16 dicembre 2014

In anticipo

Due settimane.

Questo dolce che vi proponiamo lo abbiamo fatto due settimane fa. Che detto così suona un attimino male, ma non preoccupatevi, non abbiamo intenzione di avvelenare nessuno :)
Prefazione: in un mercatino benefico, verso la metà di novembre, abbiamo recuperato un libro degli inizi degli anni '80 sulle ricette natalizie. Ingiallito al punto giusto, qualche macchia di unto sparsa sulle pagine e una grafica che ci ha rapito; non ci sono fotografie, solo illustrazioni e il testo è scritto in corsivo...una meraviglia per gli occhi, insomma.
Il lato ricette è altrettanto interessante: una panoramica sui principali piatti di Natale italiani e uno sguardo a quelli di altri paesi, incluse ricette che ci hanno lasciato un attimino perplessi (leggi: zuppa di tartaruga).
Comunque, il nostro occhio è cascato sulla Christmas Cake inglese; ne vevamo già letto, ma non ce ne eravamo mai del tutto interessati, anche perché quando vediamo le ricette espresse in cucchiai, tazze, once&co, sinceramente ci passa la voglia. Questa invece era bella che espressa in grammi, cosa che ci ha fatto soffermare nella lettura...e poi il disegnino di accompagnamento era tanto bellino, quindi dovevamo per forza farla :D
Ve lo diciamo fin da subito: questa torta ha qualcosa come millemila calorie; il corrispettivo dell'intero pranzo di Natale è racchiuso in una fetta, quindi regolatevi quando la servite, perché è veramente ricca. Della serie...prendete tutta la frutta secca e candita che vi capita a tiro, unite burro, farina e uova ed otterrete il dolce. Che ha una particolarità: va fatto almeno una settimana prima del Natale, meglio un mesetto, in modo che tutti i sapori possano fondersi al meglio.
Noi vi riportiamo la ricetta per un dole unico, però poi, in realtà, abbiamo cucinato delle monoporzioni; uno perché il tempo di cottura si riduce a un'oretta scarsa, due perché poi sono facilissime da regalare: sacchettino trasparente, fiocchetto rosso e oplà, pensierino fatto ;)
Con le dosi della ricetta si ottengono circa 10 stampini monoporzione; noi abbiamo usato quelli per il creme caramel, ben imburrati.
Ah, sul libro c'è scritto di servire con una glassa a base di burro e liquore...inutile dirvi che questo passaggio lo abbiamo saltato a piè pari. La torta è veramente buona e ricca già così, inutile far alzare la conta delle calorie; la ricetta dice anche, qualche giorno prima di Natale, di bagnarla quotidianamente con del liquore a piacere. Noi a questo giro ce ne siamo dimenticati, ma non ci è sembrato grave perché la tortina che abbiamo provato era umida al punto giusto. Non ci resta che aspettare Natale per testare la differenza con quelle bagnate con il liquore :)

Christmas Cake
dosi | una teglia da 22 cm
farina 00 | 300 gr
zucchero | 125 gr
zucchero di canna | 125 gr
burro | 250 gr
uova | 4
frutta secca mista sgusciata | 500 gr
uvetta | 600 gr
ciliegie candite | 150 gr
canditi misti | 150 gr
limone | 1
cannella | un cucchiaino
noce moscata | un cucchiaino
miele | un cucchiaio
bicarbonato | un cucchiaio
latte | un cucchiaio
brandy | 2 cucchiai

Mettere a bagno l'uvetta per 30 minuti in dell'acqua tiepida; sciacquarla bene e trasferirla in una ciotola capiente con la farina, l'uvetta, i canditi, le ciliegie tagliate in quattro, la frutta secca tritata grossolanamente, le spezie e la scorza grattuggiata del limone.
A parte lavorare il burro con gli zuccheri e il miele, incorporare poi le uova e unire questo impasto nella ciotola con il resto degli ingredienti. Per ultimo aggiungere il bicarbonato sciolto con il latte ed il brandy.
Versare l'impasto nella tortiera foderata con carta da forno e cuocere in forno caldo a 140° per 3 ore; sfornare, lasciare raffreddare completamente, avvolgere nell'alluminio e chiudere in una scatola di latta. Poco prima di Natale, 3-4 giorni prima, inumidirla ogni giorno con del brandy o altro liquore a piacere.

Il consiglio di Joe Toastino
Potete variare gli ingredienti come più vi piace, basta che rispettiate le proporzioni. Che ne dite di provare una versione con datteri e fichi secchi?

mercoledì 10 dicembre 2014

Avena&Cocco

Ci siamo.

Si avvicina il Natale e noi accendiamo il forno.
Da qualche anno a questa parte abbiamo risolto in gran parte il capitolo dei regali con i biscotti. Perchè diventare matti in giro per negozi quando i regali si possono fare con le proprie manine?
Ecco quindi che il nostro forno si accende in questi giorni e non si sa quando si spegne...anche perché con gli anni gli amici, conoscenti, vicini, passanti stanno allungando la lista di persone destinatarie del sacchettino di biscotti. Ovviamente ci complichiamo la vita e nella confezione ne mettiamo di diversi tipi. Con gli anni alcuni si confermano presenza fissa (i baci di dama che vi abbiamo lasciato l'anno scorso), altri sono new entry ed altri sono stati eliminati in quanto hanno riscosso poco successo (oh, capita).
Durante l'anno quando ci capita a tiro una ricetta che potrebbe finire nel sacchetto natalizio ce la appuntiamo su un foglietto che poi mettiamo nel quadernino delle ricette, con il risultato, una volta arrivato il momento di concretizzare gli appunti, del caos più totale.
Oggi vi vogliamo proporre il primo appunto saltato fuori, che in realtà era anche quello che avevamo voglia di sperimentare :)
Si tratta di biscotti fatti con fiocchi di avena e cocco, arricchiti con frutti rossi; farli è velocissimo, basta unire gli ingredienti secchi a quelli liquidi ed il gioco è fatto. Il difficile è il montaggio, perché l'impasto rimane leggermente slegato, cioè non c'è verso di stenderlo, non sta insieme neanche a pregarlo.
Però noi siamo più zucconi dell'impasto in questione e abbiamo trovato il metodo per dargli una forma decente senza impazzire; prendendo una quantità di impasto della dimensione di una noce, comprimendola bene e poi schiacciandola con le dita all'interno di un taglia pasta rotondo. Problema risolto e forma circolare perfetta :)
La difficoltà di assemblaggio è ripagata dal loro sapore; il cocco evita che diventino troppo duri, l'avena rimane croccante e i frutti rossi danno quel sentore di acidità che bilancia tutto. Insomma...provateli e regalateli :)

Biscotti di Avena ai Frutti Rossi
dosi | 30 biscotti circa
farina 00 | 200 gr
zucchero | 100 gr
zucchero di canna | 100 gr
burro | 200 gr
fiocchi di avena | 180 gr
cocco essiccato | 180 gr
frutti rossi disidratati | 50 gr
bicarbonato | 2 cucchiaini

In una ciotola capiente mescolare la farina, gli zuccheri, il cocco e i frutti rossi lasciati prima in ammollo in acqua calda pe 15/20 min. Far fondere il burro, aggiungerlo nella ciotola assieme al bicarbonato sciolto in 4 cucchiai di acqua bollente. Impastare bene e formare i biscotti direttamente sulla placca rivestita di carta da forno, aiutandosi con un tagliapasta di 6 cm circa di diametro.
Cuocere in forno caldo a 180° per 10/15 minuti, o fino a che non sono dorati.

Il consiglio di Joe Toastino
Vi propongo un'altra versione, golosissima. Sostituite i frutti rossi con arancia candita e gocce di cioccolato ;)

giovedì 4 dicembre 2014

Taccuino di viaggio_Madrid

Madrid in autunno.

Abbiamo deciso di fare una fuga di quattro giorni nella capitale spagnola e ve lo vogliamo dire: Madrid in autunno è una città dorata. Nel senso che il sole, il giallo, l'arancione, il rosso delle foglie degli alberi le donano un colore oro, che avvolge e riempie gli occhi. E ve lo diciamo nonostante abbiamo goduto del sole per un solo giorno, i rimanenti sono stati accompagnati da una sorta di polvere di pioggia, tanto che era inutile anche l'ombrello...complice il vento non c'era modo di proteggersi.

Perdersi tra i viali del Parque del Buen Retiro è un'esperienza che va assolutamente fatta; entrando dall'ingresso, verso il giardino botanico, si trovano una serie di bancarelle di libri usati, in cui non è possibile non fermarsi a curiosare. Una volta all'interno del parco poi si passa dal Palacio de Cristal al Monumento al Rey Alfonso XII, che si specchia su una sorta di enorme piscina dove si possono noleggiare delle barchette a remi azzurre e blu, con cui fare una mini gita sullo specchio d'acqua.


Se non si è in vena di remare basta anche fermarsi al bordo della vasca a godersi il tramonto, magari accompagnato da qualche snack (tipici i cartocci di sfoglie di patatine fritte al momento) da prendere a una delle tante bancarelle che costellano il parco.

Va bene camminare, però bisognerà pur riempire lo stomaco, no? Ecco, già prima della partenza ci eravamo appuntati un paio di posti da non perdere; uno di questi è il Mercado di San Miguel, nel centro storico di Madrid. Potrebbe una sorta di attrazione acchiappa turisti, e in parte lo è; nel senso che tutte le merci sulle bancarelle sono in un ordine perfetto, la frutta pare finta tanto è lucida...ed è pieno di turisti, per l'appunto.

Però, forse per caso, forse per fortuna, noi siamo capitati nell'orario in cui gli autoctoni (passateci il termine) facevano pausa pranzo, intorno alle 14:30 circa; e con loro ci siamo mischiati tra le bancarelle alla ricerca di tapas che placassero la nostra fame. Tralasciando le tapas con la burrata (uhm) e la pizza (doppio uhm), il nostro occhio è cascato sulla bancarella delle tapas ittiche, con prevalenza di baccalà. Bhe, non possiamo che consigliarvele, anzi...ci è piaciuto talmente tanto come hanno usato il baccalà, che stiamo già pensando su come riproporvelo sul blog; quello che c'è piaciuto di più è stato del filetto di baccalà marinato con agrumi e servito con le sue uova, anch'esse marinate, ma nell'aceto. Piccola nota negativa...le tapas erano servite su delle fette biscottate, cosa che ci ha fatto venire un mezzo mancamento...prontamente superato dopo l'assaggio :)




Un'altra tappa obbligata è stata quella alla Pastelleria La Mallorquina, una delle più antiche della città. Anche solo fermarsi davanti alle sue vetrine vale la visita, e gli occhi ringraziano; ci sono dolci di ogni tipo...panna, cioccolato, crema, canditi, torroni, caramelle. Ma attenzione, non sono quei dolci che vanno tanto di moda adesso, niente cake design. Sono i dolci classici, le forme a cui eravamo abituati, fino a che non sono arrivate torte e tortine ricoperte di pasta di zucchero e pupazzetti vari...che si nota la leggerissimissima vena polemica? Chiariamo, non vogliamo demonizzare la pasticceria che arriva dall'altra parte dell'oceano, ogni tanto anche noi facciamo lo strappo alla regola; però tifiamo decisamente di più per i dolci classici, forse un poco agè, ma tanto rassicuranti. E tanto buoni.

Comunque, non potevamo fermarci alle vetrine e, ovviamente siamo entrati. E ci siamo innamorati del posto. Turisti praticamente zero, nonostante sia in pieno centro; solo madrileni intenti a fare colazione (se si può chiamare colazione quella fatta quasi a mezzogiorno). L'interno è rimasto praticamente ai tardi anni '80, così come le ricette...e la cosa ci piace tanto tanto; ci siamo messi quindi in fila sul bancone, gomito a gomito con gli altri clienti e abbiamo ordinato il nostro bel dolce. In mezzo a tutto quel delirio di zucchero la scelta è caduta sul milhojas de merengue, ovvero una specie di millefoglie con meringa morbida al posto della crema; inutile dire che era meravigliosamente buona, nemmeno troppo dolce. Ovvio, vi deve piacere la meringa, ça va sans dire; il resto dei dolci è stato mangiato dai nostri occhi, rischiavamo seriamente altrimenti di andare in iperglicemia :D


Abbiamo fatto i turisti per quattro giorni, ma la guida è stata seguita giusto il primo giorno e mezzo, per vedere le attrazioni principali; poi, come facciamo sempre, siamo andati ad ispirazione, perdendoci per le viette che costellano tutta la parte centrale di Madrid. E qui abbiamo forse scoperto il lato più vero della città, quello meno turistico, fatto di piccoli negozietti di quartiere, in cui si può trovare qualsiasi cosa; in fondo è forse anche questo il modo che preferiamo per conoscere il posto che stiamo visitando...lasciandoci trasportare dai profumi, dai suoni e dalla gente, non si sbaglia mai!


Una cosa in particolare ci ha colpito: le vetrine. Sono caotiche, piene zeppe di cose, ma è impossibile che l'occhio non si soffermi. E forse è questo il loro scopo, attirare l'attenzione con una ridondanza di cose mai vista, che si parli di cibo o di oggettistica tutto è posizionato ed esposto in modo tale che sembra urlare...guardami!!!

Anche le insegne e i negozi hanno la loro parte; molti sono così retrò e kitsch che non si può non perderci almeno un paio di minuti in contemplazione. E fa nulla se siamo rimasti imbambolati anche davanti al negozio di un ferramenta.


Proprio girovagando tra i vicoli ci siamo imbattuti in uno dei Cafè storici di Madrid, il Cafè Comercial, rimasto negli arredi all'inizio del '900, ovvero tutto legno, specchi e marmi. Abbiamo dovuto fare una sosta obbligata a base di cioccolata calda e churros, che in realtà non amiamo molto, ma lì sono serviti di default con l'ordinazione della cioccolata, quindi li abbiamo assaggiati; e siamo rimasti piacevolmente sorpresi perché ce li hanno serviti appena fatti, caldi, croccanti, senza nessun retrogusto di olio, anzi, di sapore neutro, tanto che potevano accompagnare tranquillamente il dolce come il salato.

Vi vogliamo consigliare anche un altro posto dove fare uno spuntino al volo, un localino piccolino dove vi dovrete incastrare tra gli altri clienti ma, ve lo garantiamo, ne vale la pena. La Cerveceria CruzNon aspettatevi il localino carino, tutt'altro; si tratta di una birreria in cui servono tapas. E basta. Siamo entrati attirati dalla folla e abbiamo ordinato una birra, che hanno accompagnato con un piattino di patatas bravas, cioè patate fritte con una salsa piccante. Tra le tapas proposte abbiamo scelto il bocadillo de calamares, un panino con calamari fritti, che con la birra è la morte sua.
Questo è il classico locale spagnolo di quartiere; i camerieri conoscono tutti e sanno già che cosa portare ad ogni cliente; gestito da una famiglia che si divide tra il bancone e la cucina che propone ricette casalinghe e, ovviamente, buonissime, Abbiamo sbirciato sul bancone, oltre la folla, dove si scorgevano frutti di mare, prosciutto, formaggi, e una gran varietà di piatti caldi, tra cui crocchette di prosciutto e peperoni verdi arrosto. Insomma, vale la visita anche solo per l'atmosfera...e fa niente se si è dei turisti e ce lo si è scritto in faccia, il cameriere all'ingresso ti mette subito a tuo agio, trovandoti uno spazietto libero tra il delirio di persone alle prese con birra e tapas.


Camminando senza meta siamo anche finiti alla funicolare che collega la parte centrale della città con Casa De Campo, che nei tempi passati era la tenuta di caccia dei reali. Oggi è un immenso parco, vicino alla città, che però regala la sensazione di essere in un altro mondo; boschi a non finire, laghetti, sentieri tra le pinete e, in questa stagione, il giallo, l'arancione e il rosso delle foglie.


martedì 2 dicembre 2014

I Toast di Joe Toastino_Burro di Mandorle e Marmellata di More


Oggi toast di ispirazione americana.

Solo ispirazione, perché poi, tanto per cambiare, per gli ingredienti abbiamo fatto a nostro piacimento.
Oggi vi proponiamo uno di quegli snack che più americano di così si muore, quello che nei telefilm, le mamme danno come merenda per la scuola ai figli. Il peanut butter and jelly sandwich, ovvero, panino con burro di arachidi e gelatina; sì gelatina...perchè indagando un momentino sulla faccenda, dentro il panino c'è della gelatina di frutta. Che, detto molto sinceramente, a noi non convice poi mica tanto, come convince poco il burro di arachidi.
Nel senso, ok un cucchiaino ogni tanto, ma a lungo andare il suo sapore è talmente prepotente che ci annoia con facilità; poi ci si è accesa una mezza lampadina in testa...le arachidi sono frutta secca, quindi perché non farlo con qualche altro tipo? E facendo ricerca su internet ci si è aperto un modo... si può fare praticamente con qualsiasi frutto secco capiti a caso, persino di pinoli (ecco, non fosse venuto a costare un patrimonio avremmo anche fatto una prova).
La ricetta per farlo è una non ricetta, ovvero basta frullare la frutta secca scelta fino a che non si trasforma in burro ed il gioco è fatto. Noi abbiamo provato con le mandorle, e all'inizio siamo stati un attimo tutibanti, perché non sapevamo se il nostro tritatutto avrebbe retto...ci vuole un poco di tempo perché si compia la trasformazione da mandorla a burro. Grazie al cielo è andato tutto liscio; il trucco sta nel far tostare prima le mandorle per qualche minuto, in modo che inizino a tirare fuori l'olio, e frullarle quando sono ancora calde. L'unica accortezza è di non frullare il tutto più del dovuto perché le lame del tritatutto, a lungo andare, scalderebbero troppo l'olio delle mandorle, con il rischio di conferire un cattivo sapore e rovinare tutto.
Siamo onesti, non sapevamo che aspettarci dal nostro esperimento. La consistenza è la stessa del burro di arachidi, tende a “felpare” (passateci il termine) la bocca; il sapore però lo preferiamo di gran lunga...molto delicato e più leggero (non stiamo parlando di leggerezza calorica, eh).
La gelatina poi è scivolata via dai nostri pensieri, nel senso che l'abbiamo sostituita in un attimo con della marmellata di more, preparata questa estete in Sicilia, dopo la nostra spedizione in mezzo ai rovi :) 



Tostare 200 gr mandorle in una padella antiaderente, fino a quando inizieranno a diventare dorate e lucide; metterle in un tritatutto e azionarlo. Le mandorle prima si ridurranno in polvere, dopo qualche minuto inizieranno a raggrumarsi in un impasto oleoso per poi, dopo ancora qualche minuto, trasformarsi in crema. Il grado di fluidità dipende dal vostro gusto, se lo volete liscio e vellutato continuate a frullare fino a ottenere la consistenza desiderata; ci vorranno circa 10/15 minuti per ottenere il burro. Se vedete che il tritatutto inizia a surriscaldarsi fate una pausa e poi ricominciate.
Prendere due fette di pancarrè: su una stenderci uno strato di burro più qualche scaglia di mandorla, sull'altro della marmellata di more, o quella che più vi piace. Passare il toast in una padella, senza alcun tipo di grasso, fino a doratura.
Il burro di mandorle avanzato conservarlo in frigorifero in un barattolo a chiusura ermetica.
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