giovedì 2 ottobre 2014

Taccuino di viaggio_Sicilia

Il post delle vacanze.

Arriviamo un momento in ritardo, lo sappiamo. Ma questo post è come le vacanze...fatto senza fretta, in relax e tranquillità.
Dunque Sicilia.
Abbiamo passato dieci giorni nella zona che va da Catania a Taormina. Dieci giorni di girovagare tra mare ed entroterra; sopratutto entroterra, da una parte per scappare dalla calca sulle spiagge, dall'altra per visitare i meravigliosi paesini che punteggiano le pendici dell'Etna.
Fin dalla nostro primo risveglio ci è stato abbastanza chiara quale sarebbe stata la nostra colazione per i giorni successivi: ovvero granita e brioche. E per brioche non si intende il cornetto, ma la brioche con il tuppo; una specie di panino morbido morbido, impastato con burro e uova e profumato con una leggera nota di arancia. Da accompagnare rigorosamente con la granita.


Piccola parentesi granita. Scordatevi le granite a base di acqua e sciroppini vari. Qui la granita è paragonabile ad un sorbetto; una spremuta di frutta congelata insomma. Per noi la colazione però era a base di granita al caffè con panna...esagerando era panna macchiata caffè, ovvero panna sotto, granita in mezzo e panna a chiudere il bicchiere. Così, per stare leggeri. Tra i vari gusti provati (con il caldo che fa, vuoi mica relegare la granita solo al mattino? Ovvio che no, quindi ogni orario era buono) quello alle more di gelso è quello che ci ha colpito di più...una sorta di mix di more e fico, difficile da spiegare a parole.

Finita la colazione bisogna però in qualche modo smaltirla, quindi il primo giorno è stato dedicato alla perlustrazione dei dintorni. E subito ci siamo imbattuti in roveti a perdita d'occhio; non potevamo quindi non fermarci a raccogliere more. Peccato che il sole a picco di mezzogiorno non abbia aiutato molto la raccolta...e nemmeno l'abbigliamento; tshirt, pantaloncini e scarpe di tela non sono esattamente l'ideale per una passeggiata nei rovi. Dopo un paio d'ore però avevamo nei sacchetti un due chili di more, accompagnate da una buona dose di graffi; pareva che avessimo litigato con un branco di gatti randagi.
Avevamo le more, ma a ben pensarci, cosa farne? Che a mangiarle tutte l'indigestione era assicurata. Soluzione: marmellata, così per questo inverno saremo a posto :)

Ovviamente non ci siamo fermati solo alle more, abbiamo trasformato in marmellata qualsiasi frutto ci capitasse a tiro. Tipo fichi regalati dalla vicina di casa e pesche. Pesche comprate da un contadino che aveva l'ape car parcheggiata a bordo strada: quando poi il suddetto contadino, per tre chili di pesche, ti chiede un euro inizi a realizzare che, forse, in città ti prendano allegramente per i fondelli.


Durante il nostro girovagare per i paesini dell'entroterra ci siamo imbattuti nel mercato di Randazzo, che è famosa per essere stata sfiorata, agli inizi degli anni '80, da una colata lavica. Purtroppo siamo arrivati il giorno successivo alla festa patronale, ci siamo persi la processione per il paese, ma il mercato era ancora lì...e non potevamo non fare scorta di formaggi, olive, origano, pomodori secchi, insomma, qualsiasi cosa fosse presente sulle bancarelle. E visto quello che abbiamo pagato siamo sempre più convinti che a casa ci prendano per i fondelli. Parte seconda.



Dopo il mercato non vuoi farlo un giro per il paese? Tanto oramai sei lì. Piccolo particolare: l'orario, mezzogiorno, e tutte le strade lastricate di pietra lavica...quindi sole a picco dall'alto e calore dal basso. Un forno praticamente.
Tutto il caldo passa in secondo piano quando però si passeggia praticamente da soli, nessun turista in giro, solo il silenzio dettato dal pranzo pronto in tavola. E infatti, ad ogni passo, si sentivano degli odori meravigliosi, tanto che ci stava venendo l'idea di bussare a una porta a caso e autoinvitarci a pranzo. 


La cosa magica di questi posti è che il tempo pare scorrere molto più lentamente che nel resto del mondo; un microcosmo dove le cose si fanno con lentezza, nessuno urla, la gente ti sorride per strada. Ecco, sembra quasi di muoversi all'interno di una di quei suovenir a boccia con la neve finta dentro. Senza neve, ovviamente. I millemila gradi sotto al sole di agosto non aiuterebbero.



Si, ma il mare? Ovvio, non poteva mancare, anche solo per una questione di sopravvivenza, per evitare di evaporare.
Chilomeri di spiagge libere dove poter piantare l'ombrellone e fare un tuffo in acqua. Meglio ricordarsi di fissarlo bene l'ombrellone, se non si vuole evitare di rincorrerlo per la spiaggia alla prima folata di vento (storie di vita vissuta).



Anche sul bagnasciuga comunque il nostro occhio gastronomico non riposava...all'ora di pranzo si niziavano ad allestiere delle vere e proprie tavolate stile pranzo di Natale e cenone di Capodanno messi assieme. E noi? Noi avevamo fichi e pesche...il che ci faceva sentire un poco fuori luogo, ma la combo granita+brioche della colazione era ancora in fase digestiva e, a dirla tutta, i nostri orari dei pasti sono scivolati un bel po' avanti durante la giornata. Colazione a pranzo, pranzo a merenda e la sera pranzo e cena messi assieme...mangiare solo frutta in spiaggia voleva dire buttar giù qualsiasi cosa di commestibile una volta arrivati a casa. O anche prima di casa; lungo la strada del rientro ci fermavamo spesso dal cocomerai per una fetta di anguria, una sorta di aperitivo. La fetta d'anguria pesava qualcosa come 2 chili circa. A testa. Non scherziamo. Il tutto alla buona, una manciata di tavolini a bordo strada, un vassoio a fare da piatto e i coltelli in una brocca piena d'acqua a centro del tavolo. Insomma, quello che piace tanto a noi...poca apparenza e tanta sostanza :)
Se poi non eravamo dell'umore dell'anguria bastava fermarsi in una delle innumerevoli pasticcerie per un pasticcino accompagnato da un bicchiere di granita (e ma va?)


Non ci siamo nutriti di sola frutta, in realtà ogni scusa era buona per mettere in moto le mandibole. Ci vogliamo però soffermare su un piatto che abbiamo mangiato durante il pranzo di Ferragosto. 
Taormina, terrazza sul mare e per iniziare un drink a base di succo fresco di mandarino e vodka... a stomaco vuoto e sotto il sole ha richiesto immediatamente una buona dose di cibo. Che si è palesato sotto forma di alici marinate, caponata, sott'oli misti, pasta con pesce spada e un piatto che ci ha lasciati meravigliati per la sua bontà e semplicità: involtino di pesce sciabola al forno con agrumi.
Il pesce sciabola, o spatola, è molto diffuso sulle tavole del sud Italia...perchè? Costa poco, è facile da pulire e cucinare ed è buonissimo. Ha solo una spina centrale, tipo anguilla; una volta tolta quella si ricavano dei pezzi simili a delle cotolette, che posso essere poi cucinati in mille maniere...a noi hanno proposto uan rivisitazione della sarda a beccafico. Pane grattuggiato, aglio, pinoli, uvette, prezzemolo, scorza di limone, un giro d'olio e via in forno, come ripieno dell'involtino. Da rifare al volo...peccato che la spatola la via di Milano difficilmente la prenda. Misteri.

Nota di fine post.
Se volete perdervi allora affidatevi ad un navigatore satellitare. Strada più breve, ok. Peccato che la strada più breve contempli il passaggio in un labirinto di stradine, dove a fatica passerebbero un paio di persone affiancate, figurarsi una macchina. Però c'è la nota positiva;  ovvero abbandonare la macchina e passeggiare per dei luoghi che, facendo la comodissima e drittissima strada statale, probabilmente ci saremmo persi :)

2 commenti:

  1. <3 <3 <3
    E bentornato Joetoastino! :*
    :)

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    Risposte
    1. Yeeeah!! Finalmente! Più carichi che mai :)
      E adesso: pronta per le ricette d'Autunno??
      Un bacione e a presto <3

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